Introduzione

La Società dell’Informazione che si sta affermando da alcuni decenni a questa parte sta cambiando i modelli e le visioni economico- sociali tradizionali.

L’informazione, come pure la conoscenza, ha assunto un posto centrale nello studio dell’impresa, dei mercati, dei vantaggi comparati.

Nei distretti e nei sistemi produttivi locali la circolazione delle informazioni è fondamentale per le innovazioni ed avviene in modo più agevole, più fluido, rispetto ad altri modelli non dotati delle stesse esternalità.

All’interno del distretto le informazioni circolano con l’imitazione delle imprese “vincenti”, con i rapporti informali con clienti e fornitori, ma anche con i propri concorrenti, attraverso i macchinari, con la circolazione dei lavoratori da una impresa ad un’altra.

Il distretto è una comunità locale con le sue regole, la sua storia, le sue conoscenze sedimentate e con le sue relazioni.
Il distretto è una realtà locale dotata di propri codici interpretativi, ma non per questo è una realtà chiusa in se stessa.

E’ capace di recepire le informazioni provenienti dall’esterno, selezionando quelle utili e scartando quelle che non forniscono un valore all’impresa e di ri-modellarle in base alle proprie esigenze, contestualizzandole e rendendole praticabili nella realtà locale.

La capacità esportatrice di alcuni distretti della realtà italiana è un esempio di come piccole- medie imprese possano vincere la competizione internazionale con altre imprese più grandi, proprio con l’apertura del sistema locale nella realtà globale.

Il sistema locale interagisce con la realtà globale, formata da altri sistemi locali, con cui compete, ma con la quale collabora più o meno volontariamente.

Il continuo dialogo fra sistema locale- sistema globale e le relazioni esistenti fra informazioni all’interno dei network ed esternalità è oggetto di studio già da tempo nella teoria economica.

L’ICT, Information and comunication technology, ha dato un nuovo impulso alle imprese ed ai sistemi produttivi, creando un fermento ed un movimento nelle realtà locali e di pari passo ha dato nuovi stimoli anche agli aspetti teorici.

L’unione della informatica con la telefonia, cioè la telematica, ha dato un forte sviluppo in questo senso ristrutturando e cambiando parecchi aspetti delle relazioni economiche e sociali, tanto da far parlare di “Rivoluzione” della New Economy.

Il dialogo fra sistema locale e globale già oggi si sposta su Internet, in cui spontaneamente e “democraticamente” si formano delle “comunità virtuali” di imprese, di professionisti e di consumatori.

La comunità virtuale, formata da utenti, gestori di un sito, venditori, pubblicitari, etc., è fondamentalmente un centro di aggregazione virtuale con le sue regole non scritte, le sue caratteristiche peculiari, le sue relazioni, che forniscono quindi un nuovo vantaggio sia per quelle imprese distanti dai sistemi distrettuali che per quelle che operano in tali sistemi.

La comunità virtuale è un fenomeno prima di tutto sociologico, ma anche economico.
Inizialmente alcune imprese erano riluttanti ad entrare in Internet perché su una infinità di utenti non si riusciva a definire un proprio target.

Altre invece sono entrate in rete solo con la speranza che in un mercato globale su tanti consumatori è più “probabile” realizzare delle vendite.

In questo senso la comunità rappresenta per l’impresa la domanda di riferimento, se aggregata in base a certe caratteristiche ed a certe “regole”.

Un sito che fornisce dei contenuti, delle informazioni e dei servizi relativi ad un settore, aggrega al suo interno dei potenziali consumatori interessati a determinati argomenti, e richiama venditori e pubblicitari, che possono mirare le offerte in base ai profili ottenuti al momento dell’iscrizione.

La comunità di imprese è l’elemento fondamentale di aggregazione virtuale della filiera produttiva negli e-marketplace.

Le imprese possono riproporre virtualmente proprio quei sistemi locali distrettuali, con la vendita o l’acquisto all’interno dei portali business to business, con lo scambio delle informazioni e delle conoscenze e l’instaurarsi di nuovi rapporti non più su base territoriale.

Le comunità possono, però, rappresentare un limite insormontabile per quei siti che non riescono a crearle, qualora non riescano a sviluppare accessi ed a raggiungere la massa critica di utenti. Una comunità già costituita si auto- pubblicizza e si auto- sostiene, crea nuovi contenuti, nuove relazioni tra utenti, che diventano così “fedeli”, ed attrae altri utenti.

Un sito che non ha una comunità attiva, in cui non esistono relazioni interpersonali, magari con Forum di discussione e Newsgroup deserti rappresenta un deterrente per i nuovi accessi.

Gli effetti per le comunità virtuali sono molto simili alle economie di agglomerazione, in cui un sito già di successo sviluppa delle esternalità ed attrae altri utenti, venditori, pubblicitari, al contrario di quanto succede in un sito con pochi accessi.

Vi sarebbero dei rendimenti crescenti abbastanza forti insiti nella comunità e delle barriere all’entrata per i nuovi player date dai costi pubblicitari necessari per far conoscere il brand, creare accessi e, attrarre utenti di altre comunità così da superare la massa critica, necessaria per creare una impresa profittevole.

Il valore di un sito è dato dal numero di accessi che sviluppa e non dalle vendite, almeno nel breve periodo.

Una comunità vale perché svilupperà profitti nel lungo periodo.
Abbiamo detto prima che il rapporto tra locale e globale si trasferirà in rete e che le imprese che entrano in Internet potranno sfruttare le esternalità date dal confronto delle idee, delle conoscenze e delle opportunità.

In un mondo globalizzato una realtà locale deve riuscire a specializzarsi ed offrire qualcosa di peculiare ed inimitabile; una realtà locale deve offrire la sua “storia”, intesa come cultura in tutti gli aspetti, dai prodotti tipici alle sue conoscenze sedimentate.

Specializzazione, quindi, produttiva e divisione del lavoro cognitivo sono le nuove sfide dei sistemi locali per vincere la competizione internazionale.

Per un’area depressa come la Sardegna, Internet rappresenta una grossa opportunità.
Internet, eliminando la distanza, ridimensiona il problema dell’insularità, permette di entrare in contatto con nuovi circuiti più dinamici, sia dal lato dell’offerta che dal lato della domanda.

L’assenza di economie di scala esterne ed interne ha rappresentato per la Sardegna un limite storico che può essere finalmente ridimensionato con le esternalità della rete di Internet.

Nuove conoscenze possono essere recepite dal sistema produttivo isolano con la connessione in un sistema globale.

Dal lato della domanda Internet permette di offrire nel mercato globale dei prodotti già conosciuti ed apprezzati all’estero, ma che presentavano non poche difficoltà dal lato della commercializzazione per gli alti costi o per la mancanza di informazioni e delle opportunità sui mercati esteri.

Vedremo quale è il posizionamento migliore per una piccola impresa sarda che decide di vendere i propri prodotti on line, tenendo conto di alcune caratteristiche proprie del mercato in Internet.

Nel cominciare a discutere alcune problematiche sintetizziamo quali sono gli obiettivi di questo lavoro:

· mettere a fuoco quelle che sono le caratteristiche e le esternalità della New Economy e del commercio elettronico in particolare, attraverso un lavoro di rassegna della letteratura economica, di convegni, di quotidiani ed attraverso la comprensione delle statistiche presenti.

· evidenziare le relazioni tra commercio elettronico e vendita dei prodotti per i quali una regione ha acquisito una specializzazione internazionale (in particolare vedremo i prodotti alimentari commercializzati dalle imprese sarde attraverso Internet).

Nel primo capitolo analizzeremo alcune problematiche per le imprese sarde che da un lato si trovano ad avere una domanda locale di piccole dimensioni e dall’altro non riescono a raggiungere i mercati esteri più dinamici a causa della sostanziale mancanza di economie di scala interne ed esterne.

Nel secondo capitolo vedremo il cambiamento della struttura esportatrice del Mezzogiorno.

Uno dei problemi più grossi per le piccole e medie imprese sarde per quanto riguarda la ricerca di nuovi mercati è dato dalla mancanza di informazioni sulla domanda e sulla struttura di mercato dei paesi nei quali si vuole allargare la propria operatività.
La grande impresa è dotata di maggiori risorse da destinare alla ricerca delle informazioni sui mercati esteri e quindi è in grado di limitare, per quanto è possibile, i rischi dovuti all’incertezza dei mercati.

Nel terzo capitolo vedremo come le piccole e medie imprese inserite in contesti distrettuali, o comunque in sistemi di imprese collegate fra loro, riescono a fronteggiare la mancanza di informazioni con la collaborazione, con lo scambio di informazioni reciproco, imitando i comportamenti delle imprese che hanno ottenuto successo nella commercializzazione dei prodotti all’estero e con la divisione delle fasi produttive, che limita il rischio di ogni singola impresa ed aumenta la flessibilità dell’offerta.

Vedremo come una notevole quota delle esportazioni italiane scaturisca proprio da queste imprese distrettuali che sfruttano le economie esterne agglomerative e quindi localizzate in una determinata area.

Le piccole e medie imprese che non possono beneficiare di queste economie esterne sono riluttanti ad investire risorse economiche e umane in mercati esteri a causa della mancanza di informazioni necessarie; ciò ne aumenta il rischio della intrapresa o, ancora più alla radice, fa si che non si conoscano neppure le opportunità di altri mercati.

Nel quarto capitolo vedremo quali possono essere per una impresa i vantaggi derivanti dal fatto di essere connessa in un sistema virtuale di imprese in Internet.
In un modello che pone al centro del vantaggio competitivo le informazioni, il sapere e le conoscenze accumulate dal sistema locale e dalle singole imprese, Internet, abbattendo la distanza, consente anche ad operatori “isolati” di sfruttare le economie esterne della rete.

Vedremo il modo in cui Internet favorisce la ricerca delle informazioni e la divisione del lavoro cognitivo su scala globale con la relativa specializzazione della produzione delle conoscenze dei sistemi locali.

Dal lato dell’offerta questo significa che una impresa “isolata” riesce a sfruttare le economie esterne della rete per la ricerca delle informazioni necessarie.

Vedremo anche come, grazie ad Internet, una impresa può inserirsi in contesti che favoriscono lo scambio delle conoscenze tra operatori dello stesso settore o della stessa area, attraverso le comunità della rete che si formano attorno ad un sito che sviluppa tematiche attinenti all’attività dell’impresa.

Lo scambio delle informazioni, così come la riproduzione della filiera produttiva avviene a prescindere dalla distanza proprio nei portali business to business, nei quali le imprese si incontrano per effettuare degli scambi, per cercare nuove collaborazioni o semplicemente per scambiare le informazioni.

Nel quinto capitolo vedremo anche che una impresa sarda può vendere direttamente i propri prodotti, nel caso specifico alimentari, al cliente finale attraverso l’e-commerce business to consumer o business to business, analizzando quali sono le caratteristiche principali di un sito che vende su Internet e le migliori strategie per il successo.

Nell’ultima parte allo scopo di avere delle indicazioni sull’andamento dell’e-commerce in Sardegna e capire quali sono le strategie che riscuotono maggiormente successo nel posizionare i prodotti nella rete, abbiamo inserito alcuni casi di imprese sarde che hanno deciso di commercializzare i propri prodotti via Internet.

Un problema che emerge nei dibattiti, discusso anche in alcune comunità virtuali, ma che non sarà affrontato direttamente in questa tesi, riguarda la possibilità per i Paesi in via di Sviluppo, di realizzare un processo di convergenza e di recuperare il gap economico, ma non solo economico, con i Paesi Sviluppati.

Non esistono ancora tutti gli elementi per poter affermare con certezza quali saranno le conseguenze per i Paesi in via di Sviluppo perché vi sono fattori discordanti, di segno opposto.

Da un lato con l’e-learning e con la possibilità di avere informazioni, di essere inseriti in un contesto globale e con la possibilità di poter vendere i propri prodotti attraverso l’e-commerce i Paesi in via di Sviluppo potrebbero recuperare alcuni gap economici e culturali.

Dall’altro il forte ritardo nelle tecnologie e nei costi di collegamento, la mancanza di una cultura minima necessaria per poter utilizzare un PC e i rendimenti crescenti delle comunità già affermate, che chiudono uno spazio ai nuovi entranti (relegati ancora verso settori poco profittevoli) potrebbero indurre a pensare ad un aumento della distanza dai paesi più sviluppati.

Indice.
Introduzione.
I. Esportazioni e crescita della Sardegna in un contesto internazionale.
II. Export come possibile via per allargare le possibilità di sviluppo.
III. Distretti Industriali e performance dell'export.
IV. Le Reti Informative.
V. Nuove tecnologie e nuove opportunità per la Sardegna.
VI. L'indagine sul campo.
VII. Conclusioni.
Bibliografia.
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