III. DISTRETTI INDUSTRIALI E PERFORMANCE DELL’EXPORT.

3.1 Performance dei distretti nell’export.

Una ormai ampia letteratura pone come fonte di vantaggio competitivo l’appartenenza di un’impresa piccola e media ad un sistema produttivo territoriale.
In particolare la teoria dei distretti industriali ipotizza che le imprese che producono all’interno di queste aree siano, a parità di condizioni, più efficienti delle altre e riescono meglio ad inserirsi nei mercati internazionali.
Riuscendo a sfruttare le economie esterne generate all’interno del distretto, queste imprese sarebbero più competitive di quelle “isolate”, le quali troverebbero così una nuova fonte per un vantaggio competitivo.
Se da un lato l’Italia è il paese con il tasso di aziende medio- piccole più alto tra i paesi del G7, peraltro specializzate verso settori tradizionali, dall’altro sorprende la capacità esportatrice di queste stesse imprese, che debbono vincere la doppia concorrenza internazionale: tecnologica, da parte dei paesi più avanzati e con imprese più grandi; di prodotto, da parte dei paesi emergenti.
I pochi studi empirici volti a dimostrare la maggiore efficienza e competitività di questi sistemi sembrano confermare la teoria economica (Signorini L.F., 1994).
La verifica empirica comporta alcuni problemi come l’individuazione dell’area distretto rispetto ad altri sistemi locali, la disponibilità di dati relativi all’export, che alla massima disaggregazione arrivano a quelli provinciali.
Altro problema interpretativo è che la maggior parte dei distretti si trova nel Nord Italia e per questo motivo risulta difficile capire se una maggiore performance dipenda dall’effetto distretto o dal fatto che queste imprese sono situate nelle regioni più dinamiche del paese: quasi la metà dei sistemi produttivi si trova tra Lombardia e Veneto, e considerando anche Emilia- Romagna e Toscana si arriva quasi al 75%.
Questi problemi si sono evidenziati nelle differenti stime che alcuni autori hanno attribuito all’export distrettuale.
Nel Mezzogiorno la maggior parte dei distretti si trovano localizzati in Campania, nel Molise, in Abruzzo e in Puglia che assieme arrivano appena al 10% del totale nazionale.
La Sardegna, escludendo i settori del sughero, formaggio e granito appare priva di sistemi distrettuali di una certa rilevanza, al punto che viene esclusa da molti studi empirici.
Varie analisi empiriche, in cui si mette in relazione l’effetto distretto con la maggiore efficienza e competitività hanno avuto esiti positivi.
Sistema distrettuale e made in Italy, cioè quei prodotti tipici italiani, sembrerebbero essere legati a doppio filo, nel senso che non esisterebbe il successo dei distretti senza la specializzazione verso il made in Italy e viceversa.
Viesti (1996) analizzando un campione di 99 distretti, scelti escludendo il settore agro- alimentare e la meccanica, trova che le esportazioni distrettuali, ammonterebbero a circa il 22% delle esportazioni totali. Si arriva a circa 1/3 aggiungendo i settori esclusi.
Viesti vede spostare la distribuzione dei distretti verso la zona Est /Sud- Est de territorio italiano.
Il dato del 22% sul totale viene confermato anche da una ricerca di Becattini G., Menghinello S. (1998), con un valore stabile dal 1985 al 1995; la percentuale dell’export distrettuale sul totale delle province distrettuali salirebbe intorno al 30-40%, nelle province più forti.
In particolare gli autori pongono come metodo di studio del vantaggio comparato non le economia di scala, non il settore di appartenenza, ma la localizzazione geografica dell’impresa stessa.
Secondo Bagella et al. (1998), l’effetto distretto sarebbe quello di ridurre le barriere di accesso ai mercati da parte di aziende medio- piccole, creando un clima favorevole allo scambio di servizi reali per l’export, superando ostacoli informativi e organizzativi.
In particolare nella scelta tra concorrenza e cooperazione nell’export, la soluzione razionale è quest’ultima, tranne nel caso dell’esistenza di un’impresa leader e un mercato piccolo, e nel caso di alti costi informativi e organizzativi per il singolo agente.
Riguardo al costo del lavoro in queste aree, la teoria suggerisce che sia più alto rispetto ad altre aree, per via della specializzazione acquisita, che si accompagnerebbe ad una maggiore produttività del lavoro.
Questa relazione viene confermata da una ricerca di Signorini L.F.(1994) , ma non in una ricerca di Fabiani et al. (1998) che trova che il costo del lavoro è più basso per le industrie manifatturiere, ad esclusione del settore alimentare, tessile, pelli, plastica, prodotti minerali non metalliferi.
Bronzini, R. (Sistema produttivo locale e commercio estero, in corso di pubblicazione), prendendo i dati dell’export provinciale come indicativi dei sistemi produttivi locali, trova una grande concentrazione nelle esportazioni: le prime 10 province esporterebbero quasi il 50% del totale nazionale.
Secondo il metodo adottato da Bronzini l’export distrettuale ammonterebbe a circa il 43,3% del totale (dato in aumento al 45,8% nel periodo 1991-98).
Altro elemento rilevato da Bronzini è che le economie esterne distrettuali non sarebbero alternative alle economie di scala interne, visto che in una stessa provincia sono compatibili buoni risultati sia per grandi imprese che per sistemi produttivi formati da imprese di piccole dimensioni.
Nel rapporto annuale dell’Istat del 1998 il contributo dei 199 distretti individuati dall’Istat stesso alle esportazioni nazionali di manufatti di imprese manifatturiere e commerciali, rappresenta il 43,3% del totale.
Particolarmente favorevole la situazione delle esportazioni per i settori del made in italy e della meccanica, che superano i 2/3 del totale; valori inferiori ai 2/3 riguardano mobili, articoli di vestiario, coltelleria, carne, macchine utensili; valori inferiori al 50% riguardano motori, articoli di materie plastiche, vetro, motocicli e biciclette, vernici, accessori auto ed altri.

3.2 La situazione nel Mezzogiorno.

Purtroppo, come già accennato, la maggior parte dei distretti industriali è localizzata nel Nord del paese, e più in particolare nel Nord- Est, in Toscana ed in Emilia- Romagna.
Dei 199 distretti individuati dall’Istat nel 1991 solo 15 erano situati nel Mezzogiorno.
Oltre che più numerosi i distretti nel Nord sono anche più efficienti: utilizzando la metodologia dell’Istituto Tagliacarne che suddivide i distretti in quartili in base alla “forza economica” vediamo che nessun distretto Meridionale è presente nei primi tre quartili (fig.2).
L’indicatore forza economica è ottenuto mediando l’informazione relativa al tasso di occupazione e al reddito disponibile per famiglia pro- capite nel distretto.
Nel Mezzogiorno sono comunque presenti sistemi produttivi locali che, fatte le debite proporzioni con il resto dell’Italia, presentano caratteristiche comuni con i distretti sia per quanto riguarda l’organizzazione interna, sia relativamente alla maggiore performance esportatrice rispetto alle imprese “isolate”.
Nell’economia meridionale il sistema produttivo è rappresentato da un lato dalla grande industria di base (in passato quasi unica fonte delle esportazioni) in costante declino con la fine delle sovvenzioni e delle partecipazioni statali.
Dall’altro lato stanno le piccole imprese tradizionali, caratterizzate da scarsa efficienza e da scarsi collegamenti: sono ancora imprese a conduzione familiare, in cui l’imprenditore si occupa di tutti gli aspetti delle fasi di produzione e di vendita, con una scarsa specializzazione interna, scarsa assistenza nelle fasi di Marketing e commercializzazione dei prodotti (generalmente verso il mercato locale).
Vendere nel mercato locale riduce i costi per la ricerca di informazioni su mercati differenti, e vi è una minore incertezza nelle transazioni.
D’altro canto il mercato locale di riferimento non ha dimensioni molto ampie, e non permette ne di sfruttare economie di scala, ne la nascita di economie esterne.
Secondo un lavoro di Bruni e Mazzola (1997), più del 70% delle imprese Meridionali che si rivolgevano al di fuori dell’area in cui operavano, estero e Centro- Nord, avevano avuto una forte crescita; viceversa quasi il 60% delle imprese che operavano solo su mercati locali erano in declino o prossimi alla chiusura.
Per comprendere meglio la geografia dei sistemi Meridionali è opportuno verificare attraverso una lente più grande quali sono le specializzazioni per ciascuna provincia, con la premessa che un sistema locale può essere molto più piccolo della provincia stessa (quindi specializzazione della provincia in un settore diverso da quello considerato per un sistema locale importante) o essere compresa tra due o più province.
Nel fare questo sottoporremo a verifiche incrociate i dati dell’export provinciale del 1999 (Ice 2000) con alcuni lavori esistenti (Viesti, 1995, Viesti, 1999, Bodo- Viesti, 1997, Ice, Rapporto sul commercio estero 1996) che segnalano la presenza di poli e sistemi esportatori in un determinato territorio.
La geografia del sistema delle esportazioni Meridionali appare molto differenziato al suo interno sotto vari punti di vista: diversi sono i trend di crescita delle esportazioni di alcune province, le specializzazioni settoriali, le dimensioni aziendali, i mercati di sbocco.
Queste diversità sono tutte collegabili attraverso un nesso logico che individua le tendenze in atto nel Meridione.
Infatti se guardiamo il trend crescente delle province dell’Abruzzo, Molise, Basilicata, più quelle della Campania e della Puglia, vediamo che proprio queste sono le regioni dove più si è sviluppato un settore diverso dalla Chimica, settore in costante calo relativo.
Da ciò deriva il fatto che la dimensione delle imprese di queste aree è, relativamente al resto del Mezzogiorno, data dalla media e piccola, ma non piccolissima, impresa; è proprio in queste aree che si sviluppa un sistema di imprese medio- piccole che sfruttano le economie esterne.
Nelle aree in cui si esportano in prevalenza prodotti della chimica, prevalgono da una parte le poche grandi imprese e dall’altro le piccolissime imprese.
In generale il Mezzogiorno, rispetto all’Italia, è specializzato verso il Nord America, il Medio Oriente e l’Africa e meno verso i paesi dell’Unione Europea.
D’altro canto Abruzzo, Molise, Basilicata, relativamente al resto del Meridione, esportano prevalentemente sui mercati dell’Unione Europea; Sicilia e Sardegna esportano relativamente di più verso i Paesi in via di sviluppo.
Campania e Puglia esportano in Nord America, nell’ Unione Europea e nei Paesi in via di Sviluppo asiatici.
Secondo i dati Ice, la provincia che esporta di più è Napoli, seguita da Bari e Chieti. Se nel 1985 circa il 65% dell’export proveniva dalle 5 Province più grandi, oggi le esportazioni sono meno concentrate territorialmente e settorialmente.
Seguendo la metodologia di Bodo- Viesti (1997), nel 1995 si evidenziano nel Meridione 244 poli esportatori considerando solo quelli che per un singolo settore di una singola provincia esportano un valore superiore a 20 miliardi ( prezzi del 1994).
Considerando il 1986 come punto di partenza della ricerca, in cui vi erano 166 poli, sarebbero nati in questo periodo 116 nuovi poli esportatori e ne sarebbero scomparsi 38.
Nel periodo di riferimento si è allargata la base esportatrice in tutti i settori; il settore con più poli è ancora la chimica, ma vedremo che all’interno di questa voce sono emersi dati contrastanti.

Tab.13. Esportazioni provinciali per settore del Mezzogiorno. 1999 (val in mld.)

	Agr     Pesc	Alim	Ind.  Tess. Abbigl Cuoio/Pelli Legno Metall	Macch 	min non met Chim. Altri Totale
Aq	5	12	3	4	-	24	55	45	313	34	92	287	74	948
Ch	36	242	76	37	49	31	147	636	183	2072	644	49	207	4409
Pe	9	41	24	86	3	21	95	119	13	12	9	74	53	559
Te	16	102	172	224	170	131	149	64	154	62	137	39	89	1509
														
Cb	4	86	4	4	-	6	3	19	4	3	108	138	3	382
Is		4	92	307	9	7	5	13	3	8	60	43	3	554
														
Av	47	130	3	35	490	26	59	28	435	28	22	43	16	1362
Bn	11	46	11	-	2	1	8	1	2	6	3	-	4	95
Cs	127	138	44	12	40	7	126	310	592	11	241	111	28	1787
Na	131	732	134	266	357	153	140	425	303	2975	187	722	391	6916
Sa	138	1117	31	36	40	33	135	47	100	37	232	88	122	2156
														
Ba	660	243	162	116	586	1472	46	409	115	368	272	134	83	4666
Br	24	141	3	6	13	8	7	120	5	26	122	325	9	809
Fg	122	126	4	1	4	7	12	6	15	748	15	9	2	1071
Le	50	79	108	171	738	6	13	195	6	9	44	15	6	1440
Ta	54	52	11	38	-	3	952	13	33	156	29	62	94	1497
														
Ma	33	8	28	-	-	202	7	8	1	23	42	97	3	452
Pt	9	27	3	1	1	3	3	14	35	1526	51	1	9	1683
														
Cs	43	18	3	8	1	6	2	1	5	-	24	4	8	123
Cz	2	14	1	-	-	-	4	12	4	3	5	-	2	47
Cr	3	9	1	-	-	-	4	2	2	-	-	3	3	27
Rc	8	32	28	-	1	2	2	2	2	-	4	96	1	178
Vv	2	2	2	-	-	-	-	47	-	9	-	-	1	63
														
Ag	59	24	-	-	-	-	1	2	1	-	16	1	2	106
Cl	24	19	-	-	-	-	3	3	1	-	1	225	4	280
Ct	138	74	6	3	5	10	17	35	651	9	28	243	26	1245
En	1	1	1	8	-	-	-	4	-	-	1	1	5	22
Me	61	94	8	6	2	1	61	9	7	2	33	288	65	637
Pa	12	123	7	5	3	4	16	15	6	683	9	58	41	982
Ra	94	11	-	-	-	-	2	4	-	-	32	36	1	180
Si	46	9	-	-	1	-	7	7	-	59	43	2380	186	2738
Tp	21	235	4	2	-	-	2	14	9	8	83	2	14	394
														
Ca	12	38	2	2	-	-	350	13	10	2	69	1694	37	2229
Nu 	1	26	18	-	-	-	50	4	2	-	12	61	-	173
Or	1	40	-	-	-	-	1	9	3	-	11	5	3	73
Ss	7	121	13	-	-	47	6	5	21	41	29	265	9	564
Fonte: ns. elaborazione su dati ICE
Tab.14.  Poli esportatori Meridionali 1986- 1995
Settori	1986	Scomparsi	Apparsi	1995
Agro- alimentare	43	12	24	55
Beni di consumo	25	4	18	39
Meccanica	24	3	20	41
Mezzi di trasporto	14	3	12	23
Chimica	36	10	21	47
Altri	24	6	21	39
Totale	166	38	116	244
Fonte: elaborazione Bodo- Viesti su dati Istat

Prodotti Agro- alimentari.
Nel primo settore sono nati nuovi poli nel comparto dei vini, dell’olio di oliva e della frutta fresca, mentre hanno perso farina e frutta secca.
E’ da rilevare che il settore agro- alimentare, generalmente, si avvale di produzioni di scala minore e si trova molto diffuso territorialmente; ciò comporta il fatto che, seguendo la metodologia applicata, molti poli sono stati esclusi, pur rappresentando il settore nel suo complesso un comparto tradizionalmente favorevole per il Sud.
Il principale sistema produttivo si trova nella provincia salernitana, specializzata nell’industria conserviera dei pomodori.
Altri sistemi importanti sono situati nelle province pugliesi (frutta fresca, vini e olio), nell’area tra Napoli- Salerno (pasta, orto frutta conservata e fresca); buone le produzioni anche nella zona che comprende Catania- Siracusa- Ragusa (specializzati in prodotti dell’orto frutta fresca e agrumi); Palermo e Trapani riescono ad esportare soprattutto vini, alcool e pasta.
Per quanto riguarda la Sardegna vi è una buona esportazione casearia nella zona tra Nuoro e Sassari. Chieti e Campobasso sono esportatori di pasta.

Beni di Consumo.
Questi settori sono localizzati soprattutto nelle aree più sviluppate del Meridione, e vedono un aumento soprattutto dei poli riguardanti abbigliamento, pelli e tessuti.
Il più grosso distretto esportatore si trova tra Bari e Matera, specializzati nel produrre mobili; ad Avellino- Napoli- Salerno si trova un buon sistema che esporta pelli, cuoio e calzature, ma anche mobili; Nell’area Lecce- Bari si esportano calzature, mentre esportatrici di prodotti dell’abbigliamento sono Chieti- Pescara- Teramo, Napoli- Salerno e Isernia.
Sono tutti settori con un sistema produttivo composto da piccole e medie imprese, che hanno costituito veri e propri distretti industriali.

Meccanica.
Rappresentano assieme ai precedenti ed ai mezzi di trasporto i settori del made in Italy.
In aumento anche in questo settore sia il numero dei poli che il valore delle esportazioni e vede la nascita di industrie che esportano beni ad alta tecnologia, telecomunicazioni, meccanica di precisione, computer, lampade e conduttori.
E proprio la meccanica ad alta tecnologia rappresenta uno dei punti chiave del sistema esportatore dell’area L’Aquila- Chieti- Teramo, che assieme ai mezzi di trasporto ha permesso alla regione abruzzese di conquistare delle posizioni nei mercati esteri; anche nell’area Cosenza- Napoli- Salerno sono presenti settori dell’hi- tech.
Esportazioni della Meccanica non elettrica sono presenti a Taranto, ancora nell’area Cosenza- Napoli- Salerno e nell’area Catania- Siracusa; nelle province Chieti- Pescara- Teramo e Bari- Brindisi sono poi presenti esportazioni della meccanica varia.
Anche in Sardegna (Cagliari e Nuoro) sono presenti delle esportazioni di prodotti della Metalmeccanica.

Mezzi di Trasporto.
Aumentano i poli esportatori riguardanti soprattutto componenti auto e nascono ben 5 poli nel campo dei natanti (nel 1985 non era presente nessun polo in quest’ultimo settore).
Come per la Metalmeccanica, anche per questi settori è necessario impiantare industrie di grandi dimensioni, anche se nel Meridione non mancano imprese medio- piccole in questo settore.
Nel settore delle auto, moto e componenti auto primeggiano i sistemi di Chieti- Teramo, seguiti dai sistemi Avellino- Napoli, Bari- Foggia, e Potenza, che deve il suo successo agli impianti di Melfi.
Importanti sono anche i mezzi di trasporto riguardante la nautica a Palermo, Napoli, Bari- Taranto, Pescara e per l’aeronautica, Napoli e Catania.

Chimica.
La chimica, come più volte ricordato, è formata da grandi aziende in costante declino relativamente ad altri settori emergenti, a dimostrazione del fatto che altri sistemi organizzativi rappresentano alternative più competitive per il Mezzogiorno.
La causa principale risiede nel drastico abbandono delle politiche a sostegno di queste industrie.
L’aumento del numero dei poli esportatori (+11), deve essere letto con attenzione, perché riguarda per la maggior parte i prodotti della plastica (+11).
Per i restanti prodotti, il saldo tra poli apparsi (+10) e scomparsi (-10) lascia praticamente invariato il numero totale dei poli.
Le maggiori produzioni della chimica riguardano proprio quelle province che meno sono dotate di un apparato produttivo di tipo distrettuale rivolto verso settori del made in Italy.
Nella petrolchimica primeggia il sistema Caltanissetta- Messina- Palermo- Siracusa e quello di Cagliari- Sassari.
Nella chimica, in senso stretto, nuovamente Caltanissetta- Catania- Enna- Palermo- Ragusa- Siracusa, Cagliari- Sassari- Nuoro e Cosenza- Napoli- Salerno.
Da evidenziare che la sola provincia di Siracusa, in totale nel 1999 esportava 2.380 miliardi tra tutte le chimiche varie, mentre Cagliari si attestava a 1.694 miliardi, rappresentando i due poli più grossi del Mezzogiorno.

Altri.
Tra gli altri poli non classificati in precedenza da rilevare la Siderurgia (Taranto, Catania- Messina), il vetro (Chieti), la carta (Chieti- L’Aquila- Pescara- Teramo, Napoli- Salerno), gomma e cavi (Chieti- Teramo, Cosenza- Salerno).
In Sardegna abbiamo esportazioni di Minerali greggi, Alluminio e Terrecotte (Cagliari), Gomma e Sughero (Sassari).

In sostanza si delineano diversi modelli esportatori, con il “nord” del Mezzogiorno (Abruzzo, Campania e Puglia) che riesce ad esportare quote consistenti ed una produzione molto variegata. Sono presenti in queste aree molti distretti industriali e molti di questi sono rivolti alla produzione di beni del made in Italy.
Soprattutto le province Abruzzesi sembrerebbero più simili al resto dell’Italia che al Mezzogiorno.
Nel Molise se Isernia ha evidenziato una specializzazione nell’abbigliamento (dovuta principalmente ad una impresa regionale) e nel tessile, Campobasso ha una struttura più polarizzata tra chimiche e prodotti minerali non metalliferi da una parte e beni alimentari dall’altra.
Probabilmente la tendenza, almeno per quanto riguarda Isernia, è verso la formazione di sistemi di imprese, soprattutto tenendo conto del fatto che l’ambiente circostante è abbastanza dinamico.
La Basilicata registra buone performance, ma mentre a Matera pare costituirsi un sistema- distretto nel campo dei mobili (qui abbiamo la vicinanza del sistema del mobilificio Pugliese), nella provincia di Potenza se escludiamo gli stabilimenti della Fiat (che ne ha determinato il successo) la situazione appare deludente in tutti gli altri settori, tranne che per i prodotti alimentari ed i minerali non metalliferi.
Così partendo dal “nord” passiamo ad un modello che tende a diventare bipolare per le province più povere, specializzate nella chimica e nei prodotti agro- alimentari (Sicilia e Sardegna).
Nel complesso il Meridione ha iniziato a una lunga rincorsa imitativa del sistema- Italia, sia settorialmente (si esporta meno nei settori di base e più nel made in Italy) che nell’organizzazione produttiva (la nascita di molte aree- distretto).
Inoltre è aumentata la propensione all’export delle piccole e medie imprese del Sud, visti i buoni risultati ottenuti e dal numero di nuove imprese che commerciano all’esterno.
Questi segnali di cambiamento sono importantissimi, perché da una parte la nascita di una fitta rete di imprese crea l’ambiente favorevole per produrre con maggiore efficienza sfruttando le esternalità, dall’altra il successo di sempre più imprese all’estero potrebbe innescare un processo imitativo nel sistema produttivo.
Condizione necessaria per l’avviarsi di un vero sviluppo è la creazione di reti di imprese che riducano l’incertezza sui mercati esteri e permettano le innovazioni necessarie ad un apparato produttivo competitivo.

3.3 Caratteristiche dei distretti.

Caratteristica che accomuna i distretti è la peculiarità di ciascun distretto, ognuno affermatosi storicamente con caratteristiche proprie e proprio per questo motivo rappresenta un modello difficilmente esportabile al di fuori dell’area di appartenenza.
L’economia locale si svolge attraverso rapporti sociali in sintonia con storia, ambiente geografico, istituzioni, valori locali e conoscenze sedimentate.
Questo ambiente permette di sfruttare i vantaggi tipici della piccola impresa quali la flessibilità della produzione alla domanda, la capacità di adattarsi alle innovazioni interne ed esterne al distretto (attraverso la circolazione delle informazioni e delle conoscenze e attraverso l’imitazione) meno conflitti impresa- lavoratori, tutti consapevoli di far parte dello stesso sistema produttivo.
Allo stesso tempo l’impresa distrettuale può competere con la grande impresa attraverso la cooperazione con operatori concorrenti, dirottando verso queste commesse troppo grandi, e con imprese complementari (specializzate in fasi produttive diverse).
Sono cioè le cosiddette connessioni a monte e a valle, che presentano caratteristiche e problematiche differenti.
La nascita di imprese a monte genera minori problemi, per la presenza del mercato di sbocco visibile, che ne diminuisce l’incertezza e i costi di ricerca di informazioni.
La nascita di imprese a valle non presenta questo vantaggio ed è necessaria la ricerca di un mercato di sbocco, che comporta dei costi informativi.
Sarebbe proprio la nascita di questo tipo di imprese che apporta un surplus al sistema mediante la divisione e specializzazione del lavoro tra imprese.
Nelle fasi recessive inoltre queste imprese, soprattutto quelle a monte, hanno la funzione di ammortizzare le crisi.
In queste aree si sviluppa una manodopera specializzata nelle produzioni locali e l’apprendimento comincia già dall’età giovanile.
Le economie esterne sono quindi l’elemento vincente di questo sistema tipico Italiano.
Lo sviluppo di imprese di servizi a monte e a valle accresce la capacità produttiva del sistema e permette di trovare soluzioni personalizzate: termini di consegna brevi, anche per piccole partite, modalità di pagamento basate sulla fiducia, con conseguente minor ricorso al credito bancario.
La fiducia tra gli operatori di un distretto permette la diminuzione dei costi di transazione, perché ogni attore è consapevole del fatto che comportamenti opportunistici sarebbero penalizzati in maniera pesante dal sistema.
Alcuni studi hanno dimostrato che l’elemento fiducia genera un minor ricorso al credito delle imprese (meno indebitate) e quando si ricorre al credito lo si fa a costi minori, se è presente una banca locale, per via dei minori costi informativi che sopporta la banca stessa.
E’ proprio la dinamica con cui circolano le informazioni e le innovazioni all’interno di un distretto che per una serie di motivi permette i sfruttare un nuovo vantaggio competitivo.
Le informazioni, di tecnologia e di mercato, all’interno di un distretto circolano molto più velocemente, provocando una notevole riduzione dei costi di transazione e attraverso l’imitazione le imprese convergono più o meno su un comportamento medio ritenuto il più efficiente.

 

Indice.
Introduzione.
I. Esportazioni e crescita della Sardegna in un contesto internazionale.
II. Export come possibile via per allargare le possibilità di sviluppo.
III. Distretti Industriali e performance dell'export.
IV. Le Reti Informative.
V. Nuove tecnologie e nuove opportunità per la Sardegna.
VI. L'indagine sul campo.
VII. Conclusioni.
Bibliografia.
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