VII. CONCLUSIONI.

In conclusione riassumiamo quelli che sono gli obiettivi di questa tesi e vediamo quali sono i risultati dell’indagine qui svolta.
Questo lavoro ha il duplice obiettivo di:

· mettere a fuoco quelle che sono le caratteristiche e le esternalità della New Economy e del commercio elettronico in particolare, attraverso un lavoro di rassegna della letteratura economica, di convegni, di quotidiani ed attraverso la comprensione delle statistiche presenti.

· evidenziare le relazioni tra commercio elettronico e vendita di prodotti per i quali una regione ha acquisito una specializzazione internazionale ed in particolare abbiamo visto i prodotti alimentari commercializzati dalle imprese sarde attraverso Internet.

Per quanto riguarda il primo punto abbiamo posto al centro dello studio della New Economy in generale l’informazione e la conoscenza della singola impresa e del sistema produttivo locale come fonte del vantaggio competitivo, ponendo in relazione la teoria delle esternalità dei distretti industriali, o comunque delle economie locali, con le esternalità della rete di Internet.

Internet favorisce l’acquisizione delle informazioni sui mercati e sui clienti anche di mercati non localizzati nel territorio in cui opera la singola impresa.
Questo fatto implica che anche un’azienda “isolata” può usufruire delle esternalità di cui prima non poteva avvantaggiarsi.

Le comunità virtuali rappresentano una fonte di informazioni ed un opportunità di confronto fra le imprese che operano nello stesso settore o nello stesso territorio ed allo stesso tempo rappresentano una aggregazione di utenti interessati a particolare tematiche e quindi una domanda potenziale per le imprese che possono commercializzare i propri prodotti direttamente rivolgendosi verso una comunità.

Nel commercio elettronico, sia business to business che business to consumer, la comunità svolge un ruolo essenziale per la vendita dei prodotti.
Proprio nella comunità risiedono i rendimenti crescenti, e quindi le barriere all’entrata per nuovi operatori.

Una comunità già attiva e nella quale vi sono delle relazioni interpersonali di utenti, ha un vantaggio rispetto ad un’altra che offre Forum, Newsgroup, o qualsiasi gruppo di discussione deserti. Il sito nuovo entrante deve riuscire a “catturare” e ad attrarre utenti da un’altra comunità investendo in pubblicità, mettendo al centro la sicurezza e la fiducia del brand aziendale, creando contenuti del sito diversi da quelli della concorrenza che creeranno un valore aggiunto per i clienti.

Vi sarebbero, attorno a siti già di successo, delle economie agglomerative, che permettono al sito stesso di auto- sostenersi per via delle maggiori esternalità di cui gode rispetto ai siti che non hanno comunità.
Superata la massa critica di utenti inizia per il sito la spirale virtuosa dei rendimenti crescenti.

Limiti alla crescita potrebbero essere dati da alcuni elementi, come “l’amore per la varietà” dei contenuti e dei siti (da parte di utenti diversi) dalla necessità di aumentare il confronto tra siti attraverso relazioni con altre comunità e dalla curiosità di conoscere altri siti (da parte del singolo utente) o dovuti ad errori di gestione della comunità da parte del sito.

Per quanto riguarda la localizzazione per la vendita dei prodotti alimentari sardi sulla rete, i risultati sembrerebbero abbastanza netti nelle sue indicazioni:
I prodotti maggiormente venduti sono quelli che fanno parte del sito nazionale di prodotti tipici Esperya, mentre per gli altri i risultati sono trascurabili.

Esperya ha acquisito una posizione di leadership nel mercato on line dei prodotti tipici alimentari. La posizione acquisita si riverbera positivamente sulla percezione del brand aziendale da parte dei clienti di prodotti alimentari.

Esperya offre, oltre a prodotti di alto livello, maggiori garanzie per il cliente, il quale ripone maggior fiducia verso i siti che hanno avuto già successo.
Questo pone dei problemi per quanto riguarda il posizionamento dei prodotti sardi nella rete: gli spazi concessi dal sito a questi prodotti non possono essere che limitati e solo poche aziende possono usufruire di questo vantaggio.

D’altra parte abbiamo visto che in Internet sono pochi i siti che concentrano le vendite ed i nuovi entranti devono superare le barriere all’entrata per ottenere la massa critica.
In Sardegna vi sono numerosi siti dedicati alla commercializzazione dei prodotti tipici, ma tutti devono far fronte al problema principale che è dato dalla scarsità di accessi e quindi alla mancanza di una comunità di utenti fidelizzati.

Ogni sito singolarmente non riesce a superare la massa critica di utenti ed a sviluppare una politica di marketing pubblicitario atta a promuovere il sito perché ciò richiederebbe ingenti risorse finanziarie.
In un contesto internazionale in cui si evidenzia la necessità di concentrare le comunità virtuali, con le acquisizioni, per vincere la concorrenza, in Sardegna abbiamo un fallimento del mercato.

Sembrerebbe che su Internet la concorrenza più efficiente sia data da una situazione oligopolistica o in alcuni casi monopolistica (vedi Microsoft).
In questo senso abbiamo una situazione di fallimento del mercato in Sardegna.
La collaborazione tra siti, e tra produttori, diventa anche qui necessaria per riuscire ad accrescere le risorse finanziarie da destinare al marketing pubblicitario, creando magari un portale orizzontale territoriale collegato ai singoli siti.

I prodotti tipici sardi non possono essere venduti in rete nel mercato locale, ma devono cercare di raggruppare una comunità di utenti interessati ai prodotti ed alla cultura sarda, che però non trovano sul proprio luogo di residenza tali servizi e prodotti (fermo restando le restrizioni internazionali).
Un esempio di tale utenza potrebbe essere formata da sardi non residenti in Sardegna.

Fatta eccezione per la ditta Podda, il business to business è un mercato ancora sconosciuto nel panorama sardo, in contrasto con quelli che sono i dati globali, in cui i rapporti tra aziende costituiscono la parte maggiore delle transazioni.

In generale nel Mondo le aziende che utilizzano la ricerca più conveniente di fornitori e clienti negli e-marketplace è rappresentata dalla grande impresa, che riesce ad ottenere dei notevoli risparmi sui costi.

Non si è affrontato direttamente il discorso relativo agli effetti sulla convergenza o meno dell’impatto della New Economy ma le due problematiche discusse possono rappresentare un punto di partenza in questo senso.

Evidentemente il tempo di entrata, e di successo, nel settore rappresenta l’elemento fondamentale per recuperare il gap tecnologico tra paesi ricchi e paesi poveri.
Attualmente questo gap è in aumento ed alcuni elementi, come la mancanza di una cultura base nei paesi poveri, lasciano presagire che il recupero non avverrà tanto facilmente.

Il gap tecnologico è dovuto principalmente a fattori culturali, di conoscenze e di informazioni.
L’e-learning rappresenta una opportunità per recuperare tale gap, ma vi è in questo fatto un paradosso: per recuperare la distanza culturale devono aver già acquisito alcune conoscenze informatiche e linguistiche.

I paesi non ancora sviluppati sono in forte ritardo nelle nuove tecnologie.
Lo strumento più attendibile per misurare la penetrazione Internet nei paesi è dato dal numero di host presenti nel paese, per la difficoltà di definire l’utenza Internet: vi sono enormi divergenze, tra i vari istituti di ricerca, che dipendono dalle metodologie nel definire l’utenza Internet in base alla frequenza di collegamento alla rete.

Gli host sono dei computer e server utilizzati da più utenti per essere connessi ed hanno un indirizzo IP assegnato dalle autorità competenti (per i domini “.it” http://www.nic.it)
I dati sono da prendere con molta cautela, perché l’esplosione del fenomeno rende difficile la misurazione statistica della realtà e sono da interpretarsi come indicativi della diffusione di Internet nel Mondo.

Tab.15.  Diffusione di host nei primi 19 paesi
	    Numero di host      host per 1000 ab.
gennaio 2001	

Stati Uniti	74.260.200	266,7
Giappone	5.388.230	 42,5
Canada	        4.886.310       157,1
Gran Bretagna	3.693.750	 62,8
Germania	3.343.470	 40,7
Italia	        2.149.030	 37,5
Olanda	        1.614.520	102,2
Australia	1.611.280	 85,3
Francia	        1.406.450	 23,8
Taiwan	        1.396.130	 63,8
Svezia	        1.233.570	138,6
Finlandia	  935.423	179,9
Spagna	          906.056	 22,9
Brasile	          732.693	  4,3
Hong Kong	  689.193	 99,9
Austria	          630.426	 76,9
Norvegia	  557.087	123,8
Svizzera	  546.466	 73,9
Corea del Sud	  536.753	 11,5
Fonte: Netsizer.  I dati per gli Stati Uniti sono "ponderati" perchè
 una parte dei domain "apparentemente americani" ha sede in altri paesi.

Secondo Netsizer (Livraghi G., 2001) al febbraio 2001 per 19 paesi con più di 500.000 host Internet, la situazione vedeva, come prevedibile, gli Usa in forte vantaggio su tutti gli altri paesi In generale il Nord America ha un vantaggio su tutti, soprattutto se guardiamo gli host per 1000 abitanti.

Da rilevare il fatto che molti domini (.com, .org, etc.) si registrano negli Usa ma operano in altri paesi.
I Paesi Europei e il Giappone sono in forte recupero pur essendo ancora distanti.
Tra i Paesi in via di Sviluppo i più dinamici sono Taiwan, Brasile, Corea del Sud e, a notevole distanza, il Sud Africa.

La divisione per grandi aree geografiche si presenta in questo modo:

Tab.16.  Diffusione di host nelle aree geografiche
	     Numero di host       host per 1000 ab.
gennaio 2001	
Nord America	  79.597.000     176
Europa	          19.943.000	  28
Asia	           8.760.000	   0,02
Oceania	           2.036.000	  65
Centro-Sud America 1.252.000	   3
Africa	             263.000	   0,003
Fonte: Netsizer.

Secondo questi dati si può rappresentare la mappa del divario digitale esistente fra vari paesi:

E’ comunque ancora troppo presto per affermare quali possano essere le conseguenze dell’ ICT riguardo la convergenza dei paesi e questa tesi si ferma un gradino prima di affrontare queste argomentazioni, anche perché vi sono altri elementi, come l’importanza e gli effetti dell’e-learning, che non saranno discusse in questa sede.

Da quanto è emerso in questo lavoro possiamo ipotizzare che date queste condizioni se limitiamo il discorso all’e-commerce, i PVS arrivando in forte ritardo trovano gran parte dell’offerta coperta dalle aziende dei paesi sviluppati, che avranno acquisito ormai un vantaggio difficilmente colmabile.
I PVS potrebbero essere relegati, ancora una volta, verso settori poco profittevoli ed a bassa tecnologia.

La New Economy, in generale, potrebbe essere invece una possibilità per quanto riguarda l’e-learning.
Essere inseriti in una rete informativa e relazionale come Internet può essere uno stimolo ed un’opportunità per le imprese dei PVS.

Due limiti sembrano esistere allo stato attuale: gli alti costi per il collegamento, ma anche per l’acquisto di un PC, e la mancanza di una cultura minima per poter navigare (conoscenze informatiche e linguistiche).
Riguardo al primo punto, navigare in Internet potrebbe rimanere un lusso per pochi se non vengono liberalizzate le compagnie telefoniche.

I costi per accedere ad Internet e per l’acquisto di PC rappresentano il più immediato e più grave problema per i PVS.
Per quanto riguarda il secondo aspetto, vi è all’interno un paradosso: per poter acquisire delle conoscenze in Internet è necessario avere già acquisito alcune conoscenze minime.

Probabilmente la New Economy potrebbe portare dei vantaggi per il “Nord dei PVS”, cioè quelli che essendo in una fase di transizione hanno quelle conoscenze di base per accedere ad Internet e possono permettersi il collegamento alla rete.

In effetti alcuni paesi come le Tigri Asiatiche, Brasile, Sud Africa, etc. stanno cercando di sfruttare proprio questa opportunità.
Gli altri PVS più poveri potrebbero invece subire la New Economy e potrebbero allontanarsi ulteriormente dai paesi sviluppati e rimanere in una situazione di trappola della povertà.

 

Indice.
Introduzione.
I. Esportazioni e crescita della Sardegna in un contesto internazionale.
II. Export come possibile via per allargare le possibilità di sviluppo.
III. Distretti Industriali e performance dell'export.
IV. Le Reti Informative.
V. Nuove tecnologie e nuove opportunità per la Sardegna.
VI. L'indagine sul campo.
VII. Conclusioni.
Bibliografia.
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