La poesia ironica e canzonatoria di Pisurzi

Pietro Pisurzi fu un prete, nato (povero) nel nord Sardegna nel 1724. I piemontesi vennero nel 1720, la società sarda era ancora intrisa di cultura spagnola.

Ecco alcuni “racconti-mutetus“, che sono vere e proprie storielle di paese in cui ci si rispondeva in rima, quotidianamente per sbeffeggiarci o per risolvere delle questioni.

Il prete-poeta Pisurzi un giorno vede un ragazzo che, toltesi le scarpe, sale sul suo albero di fichi per fare una scorpacciata dei frutti.

Pisurzi, vedendo il fatto, di nascosto ruba le scarpe del ragazzo, che intuisce di essere stato scoperto dal padrone e scappa a casa sua, scalzo.

Fattosi coraggio, il ragazzo si presenta al Pisurzi, minimizzando il furto dei fichi ed accusando il prete di essere stato “culzu“, cioè infantile.

Pisurzi gli risponde per le rime:

“prit ‘est chi mi naras culzu (perché mi dici di essere infantile)
chi culzu no so istadu, (che infantile non sono stato)
ca chi est istadu culzu (che chi è stato infantile)
isculzu si ch’est andadu” (scalzo se n’è andato)

Un altro giorno il prete-poeta si trova al cospetto di una ragazza non  proprio di bell’aspetto:

Amito ch’iscas donz’arte (Ammetto che conosca ogni arte)
ch’iscas tessere e filare (che sappia tessere e filare)
però in su cojuare (però nelle cose da matrimonio)
s’oju puru nde cheret parte. (l’occhio pure vuole la sua parte)

… invece, davanti ad una bella ragazza, il prete non è avaro di complimenti:

Bellu su caligh’in missa (Bello il calice nella messa)
ei s’ostia sagrada; (e l’ostia consacrata)
mezus adorare a issa (meglio adorare lei)
chi una missa cantada (che una messa cantata)

Convocato dal superiore che gli chiede spiegazioni su questa poesia, che evidentemente aveva fatto il giro del paese e oltre, risponde rettificando con acume:

Bellu su caligh’in missa (Bello il calice nella messa)
ei s’ostia sagrada; (e l’ostia consacrata)
Mezus una missa cantada (meglio una messa cantata)
Chi no adorare a issa  (che non adorare lei)

Potere delle parole (e di chi ne è dotato), il furbacchione la fece franca anche stavolta 🙂

… Tratto da “Pietro Pisurzi. Cantones, S’abe, S’anzone, Su cabaddareddu e gli altri versi ritrovati”, collana I grandi poeti in lingua sarda, Edizioni della torre.

Ph credit:  Segantini “A Messa prima”

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