Il cortocircuito della storia (e della storiografia) sarda.

La storia sarda è un intrico di vicende, vittorie e sconfitte, tradimenti, eventi sfortunati, miopia della classe politica e del popolo sardo, che evidentemente ha la classe politica che si merita.

La scoperta, la riscoperta e l’interpretazione, inutile negarlo, ha valutazioni e interpretazioni politiche attualissime, in un senso e nell’altro.
Fantarcheologhi vs Archeobuoni (cit. Melis), Archeosardismo vs Archeoitalianismo, ecc.

“L’archeologia è una scienza giovane”, disse Ugas, per cui ciò che si scrive oggi DEVE essere negato domani, a fronte di prove evidenti.

Questo punto l’archeologo sardo Giovanni Lilliu, l’aveva capito benissimo, che infatti cambiò idea tante volte, aggiornando le sue teorie in base alle nuove scoperte.

Da qualche anno va di moda sparare contro Lilliu.

Da Sardus Pater, onorificenza riservata a persone che hanno dato lustro alla Sardegna, a traditore che ha nascosto scrittura e ha nascosto i giganti, il passo è breve.

Sulla scrittura si potrebbero fare le critiche maggiori, ma non sappiamo come andarono le vicissitudini.

Lilliu ha avuto la capacità di smentire se stesso e cambiare idea e rivedere le sue teorie, di fronte a nuove evidenze.
Probabilmente oggi, di fronte alle tantissime evidenze probatorie, scoperte e studiate da Gigi Sanna, avrebbe molto probabilmente accettato la scrittura nuragica.

Solo i grandi hanno la capacità di farlo. La grandezza di chi sa di esserlo e che può permettersi di cambiare.

Dal suo metro e sessanta, al pari di Sciola, con cui entrò in polemica, ci ha raccontato e fatto vivere le pietre.
Prima di Lilliu i nuraghi fiant duus pedras, una in pitzus de s’atra.
Ha raccontato la vita che si svolgeva intorno ai nuraghi, con un uso poetico delle parole, creando immagini visive, uscendo dalla scienza per abbracciare la letteratura.

Qualche volta immaginava le situazioni, avvisandoci del fatto che i suoi ragionamenti valevano per il percorso, non per le sue conclusioni, che altri avrebbero potuto modificare.

Altri avrebbero potuto ripercorrere lo stesso ragionamento, arrivando a conclusioni opposte. Era importante tracciare la via agli archeologi e studiosi futuri, anche per chi la pensava in modo diverso.
In polemica con Sciola dalle pagine dell’Unione Sarda, incoraggiò gli uomini di fantasia, perché sarebbero stati di aiuto alla scienza.

Racconta Lilliu (purtroppo chi scrive non ricorda dove ha letto quanto riporta) come scoprì i giganti.
Non Barumini fu la scoperta più emozionante, ma quella dei giganti.

In una giornata serena, disseppellì le statue, che trasformeranno ancora una volta la visione della storia sarda, che diventerà la prima in occidente ad aver avuto la statuaria, prima dei greci.
Quasi si trattasse di un film, dopo aver estratto le statue, il cielo si rabbuiò repentinamente e iniziò a soffiare un forte vento.
I brividi nella schiena di Lilliu gli fecero immaginare, da cattolico credente quale era, di aver fatto infuriare gli dei nuragici.

Scrisse dell’importanza della statuaria, ma gli furono tolti gli scavi e affidati ad altri.
Giacquero per 40 anni nei magazzini della soprintendenza.

Scrisse che i sardi non navigavano e aveva immaginato una Sardegna chiusa, simile alla società barbaricina, conservatrice e refrattaria alle innovazioni.

In seguito cambiò idea, accettando l’idea di Sardi-Shardana, di sardi navigatori.

Il giudicare, oggi, e iscrivere nella lista dei cattivi, è pura miopia politica e storica.
Ogni idea è frutto della conoscenza acquisita nel tempo specifico e delle condizioni culturali e politiche dell’epoca.

Il corto circuito è stato lanciato dal libro di Porcheddu, sul latino che deriva dal sardo.

L’accusa di questi giorni del linguista Virdis, che paragona la teoria di Porcheddu alla vicenda delle Carte di Arborea (false carte dell”800) ha aperto le danze ad una nuova tornata di polemiche.

Per la verità, su queste pagine nell’aprile del 2018, avevamo utilizzato lo stesso paragone, mettendo insieme 3 argomenti (Carte d’Arborea, Regno d’Italia che deriva dal Regno Sardo e Latino deriva dal Sardo) criticandoli, perché tutti in un’ottica di “Sardegna che sta alla base dell’italia”.
Con tutte le conseguenze politiche che ne derivano.

Il filo conduttore, prendendo a prestito l’idea dell’intellettuale e psichiatra Nereide Rudas, è l’incapacità di accettare la sconfitta storica di noi sardi e l’invenzione di natali dorati.

Non abbiamo nulla da inventare, la grandezza dei nostri avi è evidente nei 7000 nuraghi, 2500 Domus de Janas, nell’ossidiana sarda trovata in mezza Europa, nei pozzi sacri, Dolmen, Menhir, Giganti, Tombe dei Giganti, nella stele di Nora e nella scrittura, nelle raffigurazioni in Egitto e in tante altre cose.

Cara Nereide Rudas, il passato “grande”, almeno fino al primo ferro, lo abbiamo avuto davvero.

E lo abbiamo avuto anche nell’epoca dei Giudicati, con una civiltà che ha espresso un documento giuridico contenente dei tratti moderni (quali, ad esempio, abolizione della schiavitù, e la tutela della donna nel matrimonio riparatore) come la Carta de Logu.

Quindi ha ragione la Rudas, se andiamo alla ricerca di teorie non provate per migliorare il nostro passato. Le prove attuali sono già evidenti ad affermare la grandezza della nostra storia.

D’altro canto gli storici e gli studiosi hanno il dovere di avanzare delle ipotesi da provare, altrimenti la scienza non avanzerebbe di un millimetro.

Il libro di Porcheddu si basa su pochissimi fondamenti, a cui si potrebbero fare delle domande:

  • come i sardi hanno portato la lingua a Roma?
  • dove sono le evidenze archeologiche dei sardi a Roma?
  • gli elementi linguistici sono troppo vaghi

Per l’ultimo punto, cita ad esempio il termine “guidu” per gomito, in quanto unità di misura di quel tempo, “cubito”.

Oltre questo esempio di parola in sardo, non ci sono altri esempi di rilievo.

Gli altri esempi citati, valgono come prova di “latino deriva dal sardo”, ma anche del contrario (o anche di nessuno deriva da nessuno, ma prova di commerci andati avanti per millenni, che hanno unificato le lingue mediterranee).

Le evidenze archeologiche (muri in pietra) citati all’inizio del libro, sono troppo poche, per giustificare questa teoria.

Detto questo, va presa come una teoria da studiare, approfondire, da NON accettare in mancanza di ulteriori prove.

Per una confutazione tecnico-linguistica, vedasi questo articolo, che però pone altri dubbi. Cioè le differenze fonetiche tra le due lingue, proverebbero sia che il latino non deriva dal sardo, ma anche che il sardo non deriva dal latino.

In effetti, dove sono le declinazioni latine nella lingua sarda?

Gli esperti sapranno rispondere, sicuramente.

In 300 anni di assoggettamento dei sardi alla lingua italiana, con l’ultimo secolo di bombardamento tra pubblica istruzione e scolarizzazione di massa, tv, radio, giornali, NON è stata cancellata la lingua sarda, che resiste a fatica, ma resiste.

Al tempo dei romani i media non c’erano e neppure l’istruzione di massa.
Inoltre i romani mantenevano la Sardegna sotto tutela di una coorte Ligure e di una Sardo-Corsa.
Quindi non latino-parlanti.

Forse i marinai cagliaritani, arruolati nella marina romana, come ai tempi di Tziu Paddori, potrebbero aver portato una lingua “latina porceddina” (vi risparmio la battuta su Porcheddina).

Oppure ognuno ha sempre avuto la sua lingua e i commerci hanno sempre avuto bisogno di una lingua franca, parlata nei porti, come ad esempio la lingua Sabir, la lingua franca Mediterranea medioevale.

Forse anche gli Shardana possono aver influenzato i porti Mediterranei, un tempo.
Per vendere ossidiana, rame, bronzo, acquistare stagno, dovevamo pur parlare con gli altri popoli.

Le tracce del DNA romano sono assenti nei sardi, e viceversa.

Il passo successivo a quello del “passato da inventare”, oggi, è quello di cancellare i pezzi di storia scomodi, e mettere alla gogna i personaggi e gli studiosi scomodi.

Per cui i Fenici, un tempo beneamati dai sardi, oggi sono diventati “cattivi”, perché non autoctoni (chi scrive fa parte di questa categoria di persone).

Che succederebbe se anche gli Shardana, pur avendo risieduto in Sardegna, fossero originari dell’oriente? (tesi di Carta Raspi, Pittau, Leonardo Melis)

Non sarebbero tanto diversi dai Fenici.
E se, capovolgendo il ragionamento, i Fenici originassero dagli Shardana?

Gli Shardana vissero a fianco coi Fenici, sullo stesso territorio (tesi di Ugas), dopo averlo conquistato intorno al 1200, assieme ai Popoli del Mare.

Riabilitiamo i Fenici, in quanto eredi degli Shardana del medio oriente?

La fenicio-fobia (al pari della fenicio-mania) è nociva e cerca di giudicare la storia non per come è stata, ma per come la vorremmo (pardon Nereide Rudas).

Stesso discorso vale per la bandiera sarda!
I 4 mori sono spagnoli e la nostra bandiera è l’albero eradicato.
Buttiamo via i 4 mori?
Vale per tutto ciò che è portato da fuori?

Lussu e Bellieni sbagliarono 2 volte!

La nazione sarda “abortiva” o “fallita” è un nonsense, perché, gli rimproverava Cicitu Masala, nazione è un concetto diverso da stato.

Cioè la nazione sarda (concetto etnico-politico) non si fece stato, ma è comunque nazione senza stato.

In realtà sbagliavano anche perché la naciò Sardisca si fece stato, cioè Regno Sardo.
Giuridicamente era uno stato, anche se creato dagli aragonesi, non da noi.

Formalmente uno stato, senza re autoctono, ma comunque la nazione sarda si è fatta stato.

Formalmente, Lussu e Bellieni furono in doppio errore (in pratica ha ragione Masala, siamo stati nazione senza stato).

Non era la prima volta, per altro. Goda il Vandalo ribelle, per qualche mese si dichiarò Re Sardo.

Mariano IV ed Eleonora portarono la nazione sarda a progetto politico sotto il regno giudicale degli Arborea.
Tuttavia nella Carta de Logu parlano di “Rennu” riferito al giudicato, e di “Repubblica” riferendosi alla Sardegna.

Non conquistarono Caller e Alguier, ma il progetto politico era quasi compiuto e aveva la maggioranza dei sardi a favore.

Matteo Simon e Angioy parlarono di nazione sarda, durante la Sarda Rivoluzione di fine settecento.

Che dire di Francesco Masala che attacca Amsicora, perché gli dedicammo lo stadio? Amsicora era un sardo-cartaginese (forse).
Non avremmo dovuto dedicargli lo stadio, per questo?
Ha lottato contro i romani, nemici dei sardi, è sufficiente.

E allora che dire di Alagon, l’aragonese?
Idem, ha lottato per i sardi, con le bandiere Arborea.
Il discorso vale anche per Goda, il Vandalo, primo re sardo.

Ancora, ha senso attaccare chi si preoccupa di difendere la lingua catalana di Alghero?
Simon Mossa scrisse delle poesie in Algherese, fu insegnante della lingua e cercò di rivitalizzarla, cercando un ponte tra le due culture.

Che dire del pomodoro, sa tomatiga o tomata, portato dagli spagnoli dall’America che si è fatto bànnia a sa campidanesa (sugo alla campidanese)? Buttiamo via anche quello?
Eppure qualcuno propone di vietare l’introduzione e l’innesto di piante non autoctone in Sardegna (solo sull’eucaliptus sono d’accordo, è una pianta che necessità di parecchia acqua, era stata portata per prosciugare le paludi, oggi è presente ovunque, sciutendi su logu).

Impossibile sfuggire al discorso politico, chi lo nega è un illuso o in mala fede.

Suggerisco 4 cose:

  • continuare a scavare, ricercare, ipotizzare, anche le ipotesi più astruse, si trovino le prove e, successivamente, si espongano al pubblico.
  • studiare e riscoprire la storia sarda, portandola obbligatoriamente nelle scuole di tutti i livelli.
  • respirare profondamente, smettere di giudicare il passato, accettare il passato così come è stato, nel bene e nel male.
  • concentrarci sul presente, dopo aver imparato le lezioni apprese dalla storia (ad esempio, portare la lingua sarda nella scuola a tutti i livelli, portare l’obbligatorietà della conoscenza della lingua sarda nei posti della pubblica amministrazione, inserimento della indennità di bilinguismo, come nella provincia di Bolzano).

Ah, vale sempre il finale del precedente articolo, di quando ci esaltiamo (abbiamo inventato tutto noi) o ci deprimiamo (da soli non ce la facciamo).

Seduta di gruppo?

Immagine presa da unionesarda.it/articolo/cultura/2018/04/26/il_latino_deriva_dal_sardo_i_linguisti_smentiscono_l_ipotesi-8-723039.html

2 risposte a "Il cortocircuito della storia (e della storiografia) sarda."

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