Cronache di Biddafraddoca 8: – Attacco a Bidda-gei-est-a-froris

… continua dall’episodio precedente

Dopo un mese di “esercizi fisici” nella vigna di Mussingallone, che non era mai stata tanto curata e fiorita, il popolo di Biddafraddoca era tornato in forma.

Luiginu su Buginu poteva finalmente inseguire i ladruncoli, senza rischiare di farsi venire un malore.

Maria Oppu, dimagrita e agile, poteva finalmente rientrare nel confessionale ed espiare i suoi peccati.

Batista Nuxi poteva nuovamente camminare, senza il problema del carico alle ginocchia bècias scarrabeciadas, vagare tra un cantiere e l’altro da guardare, rabufendi is piciocheddus, a detta sua, nullafacenti, “non come i giovani di un tempo, allora si che…uhhhh!”

Tutti erano contenti dell’intervento del sovrano.

A s’obrescidroxu di un giorno qualunque ben definito, a Biddafraddocca nacque una pecora con due teste.

Srabadori su Pastori disse: “l’acqua del lago è trulla”, cioè torbida, “qualcuno sta inquinando le nostre acque, andiamo da Mussingallone”.

“Se è trulla lì, è trulla là”, rispose Mussingallone indicando due punti del lago, malcelando un certo imbarazzo. “I valori delle analisi delle acque sono nella norma, secondo i canoni di legge di Biddafraddoca”.

“Ma la legge di Biddafraddoca l’hai fatta tu”, rispose Jacu, “hai abbassato la tolleranza dei valori. Il gregge pascolava proprio vicino alla tua nuova industria di zincotanico astratto perculante”.

“La legge è legge, e non ammette ignoranza. Puoi sporgere pure denuncia. Io rispetto la legge. Si sa che le pecore si intendono tra parenti, magari è per questo che è nata la pecora a due teste. Piuttosto, sono i vicini di Bidda-gei-est-a-frori, che ci stanno sporcando l’acqua. L’altro giorno ho visto una loro pecora che pascolava nelle vicinanze dell’acqua torbida. Manderò domani stesso l’assessore agli affari dirompenti a protestare contro il loro sindaco e farò cessare questo sopruso nei nostri confronti”.

Tutti esultarono con un boato da stadio; una hola fu organizzata dalla destra della sala, verso la sinistra, per sedici volte, urlando “Chi non salta di Bidda-gei-est-a-frori è, è”.

“Prus genti ci bandat, prus genti c’at a essi” disse Maistu Ambrògiu, e tutti furono d’accordo. Per cui tutti gli uomini decisero di accompagnare l’assessore.

“Awn, si ddu feus biri nosu a-i cussus bixinus malus”, disse Fidericu su Burricu.
“Giai chi ci seus ddis furaus is fèminas puru”, disse Bernardu Scova-de-forru, baffetti da sparviero e occhiali colorati sempre alla moda.

Fu preparato uno striscione con la scritta: “Mussingallone regna” e un altro con la scritta “Mussingallone magna”, confondendo freudianamente magno con magna.

A s’incras a mengianu is Biddafraddochesus accompagnarono l’assessore, vestiti da ultràs con i colori sociali del paese – color”e cani fuendi con una striscia color”e brent”e mòngia –  con sciarpe, cuffie, bandiere, striscioni, petardi, guetus, guefus, pirichitus,  giubbotti e giacche in tinta.

Partirono in pullman cantando unu trallallera: “sa merda de is bixinus / fragat de brebei / ti càstiu e no ti biu / e ti mùssiu unu pei”, e altri canti simili.

Quando arrivarono a Bidda-gei-est-a-frori, qualcuno del posto disse: “sono venuti a rubarci mogli e buoi, difendiamoci!”.

Iniziò una furibonda battaglia con i vicini, che erano in numero superiore.

Is Biddafraddochesus attaccarono con la formazione a testuggine, in maniera compatta e riuscirono a conquistare il centro del paese.

Da lì però furono circondati, attaccati alle spalle, divisi in due tronconi e sommersi di àliga, ghetada dall’alto delle finestre e dei balconi.

Dopo 3 giorni di lotta, 4 ore 3 minuti e 50 secondi,  Fidericu disse all’assessore: “awhn, assessore assessore, si ferint!”(che significa sia “ci picchiano”, che “si picchiano”).
L’assessore rispose: “e tui lassaddus a si ferri”.( e lasciali picchiare!)
“No no”, rispose Fidericu, “si ferint a nosu”.(no, no, si picchiano a noi!!)

Fu issata la bandiera bianca, suonata la ritirata seduta stante e ci fu l’immediato rientro dei Biddafraddocchesi in paese.

Al rientro, Bernardu Scova-de-forru canticchiava sconsolato:

A Gei-est-a-frori andaus / Totu una cambarada / Impari ndi torraus / cun sa conca segada.

“Awhn, gei si nd’ant donau, ma gei nd’eus arriciu puru!”, disse Fidericu, con un filo di voce rotta dalla stanchezza.

Arrivati in paese, Maria Oppu, che in passato aveva servito come infermiera nell’esercito, iniziò a curare i feriti, con l’aiuto di tutte le donne del paese.
Insieme recitavano, spibionendi spidionendi, s’arrosàriu, secondo l’antica tecnica del carpiato divelto con doppio salto.

Ad aiutare, era presente, come sempre nei casi di necessità, Maria Itria, la mamma di Jacu, poetessa improvvisatrice, pratica buona del paese, che utilizzava con sapienza le erbe medicamentose , segundu s’arremèdiu antigu, mentre recitava is brebus.

Dietro compenso, Maria Mangrofa accese un cero alla dea madre, mentre recitava is brebus ancora prus antigus, con voce sonora, per sovrastare le altre due Marie.

Quella sera calda e afosa a Biddafraddoca risuonò il silenzio, nelle strade stranamente deserte.

Solo una pecora appena nata, vagava spaesata per le vie del paese, for”e sciiri conca a cali parti si tirai, indecisa se andare verso il sole che nasce o il sole che muore, seguendo l’una o l’altra testa.

… continua …

Piccolo frasario Biddafraddochese (tradotto letteralmente, in ordine di apparizione):

Bècias scarrabeciadas, vecchie stravecchie
Rabufendi is piciocheddus
, rimproverando i ragazzini
S’obrescidroxu, l’alba
Trulla
, torbida
Prus genti ci bandat, prus genti c’at a essi, più gente va, più gente ci sarà
Awn, si ddu feus biri nosu a-i cussus bixinus malus, glielo facciamo vedere noi a quei vicini cattivi
Giai chi ci seus ddis furaus is fèminas puru, già che ci siamo, gli rubiamo pure le donne
A s’incras a mengianu, All’indomani al mattino
Su color”e cani fuendi, colore inesistente, modo di dire ironico
Color”e brent”e mòngia, bianco-sporco, giallognolo chiaro
Guetus, petardi o fuochi d’artificio
Guefus, dolce tipico sardo fatto con le mandorle
Pirichitus, dolci tipici sardi, con farina, uova, ricoperti di “capa”, cioè glassa
Trallallera: canto popolare tipico del sud Sardegna che segue lo schema A-B-A-B o più raramente A-B-B-A composto da sette sillabe per strofa
Sa merda de is bixinus / fragat de brebei / ti càstiu e no ti biu / e ti mùssiu unu pei, la merda dei vicini /puzza di pecora /ti guardo e non ti vedo / e ti morsico un piede
àliga, immondezza
Ghetada, lanciata, gettata
“Assessore assessore, si ferint” – “e tu lasciali picchiare”, vecchio gioco di parole bilingue sardo-italiano, nel sud Sardegna. La frase sarda “si ferint” si può tradurre sia come “si picchiano tra loro”, che come “ci picchiano”. Per cui il gioco era: “mamma mamma, si ferint” – “e tui lassaddus a ferri” -“no no, si ferint a nosu”
A Gei-est-a-frori andaus / Totu una cambarada / Impari ndi torraus / cun sa conca segada, A Gei-est-a-froris andiamo / tutit in compagnia / insieme torniamo / con la testa rotta… vecchio trallallera che si cantava per Sant’Arega, Santa Greca.
Awhn, gei si nd’ant donau, ma gei nd’eus arriciu puru, Ce ne hanno dato, ma ne abbiamo anche preso (di colpi)
Spibionendi spibionendi, sgranandro il rosario, su pibioni è l’acino
Segundu s’arremèdiu antigu, secondo le usanze antiche, i rimedi antichi
Brebus, letteralmente “verbi”, sono le parole antiche che le bruxas recitano per scagliare o per togliere maledizioni. Sono preghiere pagane cristianizzate
Brebus ancora prus antigus, Parole ancora più antiche
For”e sciiri conca a cali parti si tirai, senza sapere verso quale parte andare. Conca significa testa, e visto che la pecora aveva due teste ha un significato non solo metaforico

Episodi:

Cronache di Biddafraddoca: Mussingallone, 1° re di Biddafraddoca
Cronache di Biddafraddoca 2: Maistu Giuanni, il cavaliere della fame e il campanile del paese
Cronache di Biddafraddoca 3: Tutti al mare
Cronache di Biddafraddoca 4: Il funerale dell’assessore
Cronache di Biddafraddoca 5: Santu Sadurru in fund”e su putzu
Cronache di Biddafraddoca 6: Centus cropus de bastoni
Cronache di Biddafraddoca 7 : La finanza, la benzina e i figli di troika
Cronache di Biddafraddoca 8: Attacco a Bidda-gei-est-a-froris
Cronache di Biddafraddoca 9: Scherzi da prete
Cronache di Biddafraddoca 10: Sa not’ ‘e Cena, la vigilia di Natale
Cronache di Biddafraddoca 11: Mulleri mia… e una!
Cronache di Biddafraddoca 12: No spoiler XXXX
Cronache di Biddafraddoca 13: No spoiler XXXX

 

Ogni riferimento a fatti, nomi, persone o cose è puramente casuale.

© vietata la riproduzione

Immagine L’Emeute ou Scena de rivoluzione , ou la distruzione de sodome, Honoré Daumier

 

 

 

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