Cronache di Biddafraddoca 7: – La finanza, la benzina, e i figli di troika

… continua dall’episodio precedente

Antoni Babasoni, tornò a casa zoppicante e senza tinta. “A chini manda malu cumissu, mellus chi ddu fetzat issu” disse su babbu Niàtziu Tontatzu, su cranatzeri. ” Unu cropu e bastoni” gridò e Antoni riprese la sua corsa che non lo salvò dalle bastonate di Niàtziu.

Nel frattempo il vicesindaco fu mandato a comprare la vernice per la tinteggiatura della chiesa, con le nuove quantità ricalcolate da Mussingallone.

In sovrano infatti, visto il preventivo totale di 10.000 francus, decretò: “possiamo risparmiare sui costi e conservare parte di questi soldi per le future spese del paese: mescoleremo 50% di acqua e 30% di vernice”, disse mentre riponeva 2000 francus nella sua cassaforte.

“E il restante 20%?”, chiese Jacu.

“Il restante 20% lo daremo alla seconda mano di vernice”, rispose Mussingallone.
“Ma che c’entra?, il totale va calcolato per ogni mano”, ribatté Jacu.

“Ecco ancora il nostro saputello che non ha imparato le buone maniere”, disse Batista Nuxi, a boxi sarragada, “la scuola non serve a niente, la vita ti insegna molto di più che stare a scaldare le sedie sètziu in cadira”.

“Studenti mandroni!”, disse Billoi Mangalloi, il ciabattino.

“Io alla tua età andavo a lavorare, non avevo le mani de dotoreddu, lisce lisce. Avevo i calli già duri come la mia testa!”, disse Niàtziu Tontatzu.

E nendi nendi, amareggiati dalle nuove generazioni, andarono via.

Intanto il calo della borsa in Giappone, aveva causato il rialzo del prezzo della benzina,  a detta del 50% degli economisti, quelli della scuola economica Kenyana.

L’altro 50%, appartenenti alla scuola economica Chicaliana, sosteneva il contrario: era il rialzo della benzina ad aver provocato il calo della borsa.

Un ulteriore 50% di economisti, sosteneva, invece, che la causa era dovuta al cambiamento dei flussi astrali che hanno inciso sulle maree, influenzando la produzione di energia idroelettrica, facendo schizzare lo spread a 25.675, che fece cadere il governo della Grecia, perché troppo indebitato a furia di comprare carri armati tedeschi, in cambio di prestiti, ricevuti per pagare l’acquisto dei precedenti carri armati tedeschi, che fece cadere il governo dell’Oil-bekistan, maggior produttore mondiale di petrolio, convinto dalla Cancelliera, dal Gatto e dalla Volpe a comprare debito greco e italiano, in cambio di acquisto di petrolio pagato coi soldi dei subprime della Lehman Brothers.

 

“No ci apu cumprèndiu nudda, de-i custa crisi”, disse Niàtziu Tontatzu.
“Crisi? Crisi in su 1812, candu no ci fiat cosa de papai. Deu ci femu!”, disse Batista Nuxi.
“Èja, ma imoi sa cosa est prus introghillada, ci funt is dèpidus”, replicò Bernardu Scova-de-forru.
“Dèpidus? E poita ddus as fatus cussu dèpidus?”, replicò Maria Mangrofa.
“Benzina cara, meda si pagat!”, disse Maistu Ambrògiu.
“Gei ddu sciu”, rispose tziu Cheu.
Fidericu su Burricu disse: “Awhn, che me ne frega a me? Io continuo a mettere sempre 10 francus di benzina, come prima”.

E su questo livello, per 4 giorni, 3 ore e 5 minuti, continuò il dibattito nel bar del paese, finché il focus del discorso cambiò, dividendo il popolo in due fazioni su un’importante questione: andare o meno a chiedere “cosa fare” a Mussingallone. Scomodarlo o lasciarlo in pace perché “tenit medas cosas de fai, che si ponni in conca àteras cosas”? 

Decisero infine di andare dal sovrano che, dopo aver riassunto la crisi, (che spiegò utilizzando 3 carte, “carta vince, carta perde”), lì per lì, nau e fatu, tirò fuori dal cilindro una proposta per levarseli di torno: “Useremo olio di semi di soia fritto al posto della benzina”, costa poco e smaltiremo l’olio.

Jacu disse: “il paese è piccolo, forse è meglio andare a piedi o in bici, ne guadagneremo in salute, e risparmieremo sul costo della benzina. Utilizzeremo l’auto o i mezzi pubblici solo per i viaggi fuori dal paese”.

“Ecus, arribau mi ndi andu”, attaccò immediatamente Batista Nuxi, “ma cumenti ti ‘enint a conca custas ideas?”.
“Con che bicicletta dovrei andare a prendere le sigarette sotto casa, eh? Sprica-mi-ddu!”, disse Niàtziu,
“Conc’ ‘e bicicreta ses tui!” gli rispose Bernardu Scova-de-forru, ridendo.
“S’arrisu for’ ‘e pisu”, gli rispose Niàtziu.
Iniziarono a brigare, ma furono separati prusaprestu da Luiginu su Buginu.

“Le biciclette creano scompiglio in paese. Utilizzeremo le macchine con olio di semi di soia, così è deciso!”, ribadì Mussingallone.

Tutti esultarono per la decisione, cantarono per oltre 3 ore e mezzo a squarciagola un “Te Deum Mussingallone”.

Fu dipinto un murale che raffigurava Mussingallone con una aureola in conca e i raggi tutt’intorno, a rappresentare i colpi di genio del governante venuto da fuori per illuminare il popolo che “da solo non ce la poteva fare a farcela”.

In stile faraone egizio, Mussingallone fu ritratto grande il doppio, rispetto alle proporzioni degli altri abitanti del paese, mentre con l’arco sconfiggeva i complotti della finanza, dei petrolieri, dei figli della troika, e i vicini abitanti di Bidda-gei-est-a-froris, venuti dal fiume su barche con frecce, archi, fracis, tirollàsticus, cuaddeddus de canna, pedras tundas e scudi tondi.
Nel murale, il “faraone” aveva infilzato con una sola freccia il 40% dei Biddageiestafroresus, mentre il 60% scappava scoita scoita.
L’altro 50% si sottometteva, umilmente.

“No ci apu cumprèndiu nudda, de-i custu murale”, disse Niàtziu Tontatzu.

 

Dopo 3 giorni l’olio fritto in paese era già terminato.

Allora decisero di comprare altro olio di semi e altre patatine da friggere.

Colazione, pranzo e cena, per 135 giorni patate fritte con hamburger, agnello, maialetto, pasta, latte, verdure, con uova e culatte.

Il 136esimo giorno Fidericu su Burricu, rotolando, andò da Mussingallone per la settimanale udienza, e chiese: “Mussingallone Mussingallone, perché tutti mi ignorano?”.

“Avanti il prossimo!”, rispose Mussingallone, e toccò il turno di Niàtziu Tontatzu che guidava una delegazione del paese. “Non ce la facciamo più con le patate, siamo ingrassati tutti” disse.

“Batista Nuxi non si regge più sulle gambe, già indebolite!”

“Maria Oppu non riesce ad entrare più nel confessionale, ed ha accumulato peccati inconfessati, tipo lasciare i piatti sporchi per mezz’ora dopo aver fatto colazione”, come tutti sapevano per via delle chiacchiere del prete.

“Tziu Pitanu (s’anca arruta e su bicu sanu), è talmente ingrassato che, quando si è sentito male, l’ambulanza ha dovuto fare due viaggi per portarlo all’ospedale”.

Mussingallone vide e provvide: “bene, serve un po’ di movimento fisico. Organizzeremo delle giornate dimagranti; gratuitamente metterò il mio podere e la mia vigna a disposizione della comunità.  Dite al 40% della popolazione di portare la zappa; al 10% di portare le forbici per potare, e al restante 10% di portare rafia per legare la vigna.
Avvisate tutti e dite loro di farsi trovare davanti al mio podere alle 8 in punto domani mattina!”.

I biddafraddocchesi esultarono di gioia per la geniale soluzione e andarono via rotolando, allirgus che pipius in dii de Paschixedda.

“No apu cumprèndiu meda, de totu custus contus”, disse Niàtziu perplesso ma contento, mentre andava via, “ma se lo dice il sovrano, mi sento tranquillo”.

continua

Piccolo frasario Biddafraddochese (tradotto letteralmente, in ordine di apparizione):

A chini manda malu cumissu, mellus chi ddu fetzat issu, proverbio sardo, chi manda un cattivo commesso, meglio che faccia da se stesso (equivalente di chi fa da se fa per tre).
Su cranatzeri,
il macellaio
Unu cropu e bastoni
, un colpo di bastone
Boxi sarragada
, voce roca
Sètziu in cadira, seduto nella sedia
Studenti mandroni, “studente pigro!”, mantra di qualche decennio fa, per cui gli studenti venivano tacciati di non aver voglia di lavorare. A domanda “come mai non hai continuato gli studi”, il più delle volte la risposta era: “no ndi tenemu gana”, non ne avevo voglia… “ah, intzaras chini est su mandroni?”.
Dotoreddu, dottorino, neo dottore
Nendi nendi, parlando; in sardo si ripete due volte una azione che si sta o stava svolgendo.
No ci apu cumprèndiu nudda, de-i custa crisi, Non ci ho capito niente di questa crisi
Crisi? Crisi in su 1812, candu no ci fiat cosa de papai. Deu ci femu!, crisi? Crisi nel 1812, quando non c’era “cosa da mangiare”. Io c’ero!
Èja, ma imoi sa cosa est prus introghillada, ci funt is dèpidus, Si, ma ora la questione è più ingarbugliata, ci sono i debiti.
Dèpidus? E poita ddus as fatus cussu dèpidus?, debiti? e perché li hanno fatti questi debiti?
Benzina cara, meda si pagat!, benzina cara, molto si paga
Gei ddu sciu, Già lo so
Tenit medas cosas de fai, che si ponni in conca àteras cosas, Ha molte cose da fare, che mettersi in testa (pensare ad) altre cose.
Nau e fatu, detto fatto
Ecus, arribau mi ndi andu, “ecco, arrivato me ne vado” (si usa quando una persona trova una soluzione talmente banale, che è assurdo non pensare che gli altri ci avessero già pensato in precedenza)
Ma cumenti ti ‘enint a conca custas ideas? Ma come ti vengono in mente queste idee?
“Con che bicicletta”, gioco di parole tra sardo e italiano. In sardo diventa “testa di bicicletta”
Sprica-mi-ddu, spiegamelo

Conc’ ‘e bicicreta ses tui, testa di bicicletta sei tu
S’arrisu for’ ‘e pisu,  letteralmente risata senza il seme, significa risata da sciocchi.
Prusaprestu, immediatamente
Conca, testa
Fracis, falci
Tirollàsticus, fionde
Cuaddeddus de canna, cavallini di canna
Pedras tundas, pietre tonde
Scoita scoita, svignarsela scodinzolando, sculettando
No ci apu cumprèndiu nudda, de-i custu murale, non ci ho capito nulla di questo murale. Regole del plurale: 1 murale, 2 muraleS, 3 muraleSS (ma solo a Biddafraddoca, dove tutto era esagerato).
Tziu Pitanu (s’anca arruta e su bicu sanu), Tziu Pitanu, l’anca rotta e il becco sano, dai detti cagliaritani, un vecchio con acciacchi che conservava alcuni piaceri.
Allirgus che pipius in dii de Paschixedda, allegri come bambini nel giorno di Natale (nel sud Sardegna, Natale non è altro che una Pasqua piccola; la Pasqua manna, grande era la vera festa, prima dell’era di Babbo Natale & C.)
No apu cumprèndiu meda, de totu custus contus, non ho capito molto, di tutti questi racconti.
Trattandosi di una storia con temi economici, chi scrive questo racconto, può tranquillamente dire: “l’ho scritta, ma non l’ho capita” 😉
Forse perché in economia politica i conti non tornano mai e i numeri vengono utilizzati per dimostrare una cosa, come pure l’esatto contrario.

Episodi:

Cronache di Biddafraddoca: Mussingallone, 1° re di Biddafraddoca
Cronache di Biddafraddoca 2: Maistu Giuanni, il cavaliere della fame e il campanile del paese
Cronache di Biddafraddoca 3: Tutti al mare
Cronache di Biddafraddoca 4: Il funerale dell’assessore
Cronache di Biddafraddoca 5: Santu Sadurru in fund”e su putzu
Cronache di Biddafraddoca 6: Centus cropus de bastoni
Cronache di Biddafraddoca 7 : La finanza, la benzina e i figli di troika
Cronache di Biddafraddoca 8: Attacco a Bidda-gei-est-a-froris
Cronache di Biddafraddoca 9: Scherzi da prete
Cronache di Biddafraddoca 10: Sa not’ ‘e Cena, la vigilia di Natale
Cronache di Biddafraddoca 11: Mulleri mia… e una!
Cronache di Biddafraddoca 12: No spoiler XXXX
Cronache di Biddafraddoca 13: No spoiler XXXX

 

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