Cronache di Biddafraddoca 4: – Il funerale dell’assessore

… continua dal precedente episodio

Tornarono in paese e andarono dal prete.
Mussingallone organizzò una questua per l’assessore morto. Doveva avere un funerale coi fiocchi e una stàtua de màrmuri.

Una messa solenne come quella non si era mai vista.
“Morto disperso in mare, impavido che ha guidato il popolo di Biddafraddoca verso lidi sconosciuti; esempio per le giovani generazioni e martire della terra natia”.

“Eroe dei due monti, che ha reso alto l’onore di Biddafraddocca, attraversando valli, monti e gorropus”.
Alla processione, atitadoras, pianti e urla resero omaggio al morto.

Jacu disse: “L’assessore è qui, non è morto”.

Tutti si voltarono e, vedendolo, furono felici.
Fidericu su Burricu constatò: “Awhn est biu! Viva l’assessore!”.

“Òmini biu, mortu no est!”, sentenziò Maistu Ambrògiu, confermando una verità lapalissiana.
Anche l’assessore fu felice della scoperta.

La processione si trasformò in festa: una processione di carnevale, con l’assessore al posto di Giolzi-Canciofali, carne arrosto, tzìpulas e vino a fiumi.

Tra una vernaccia di Oristano e un bicchiere di Nuragus di Selargius, la gente mandava improperi contro su “mari malladituuuu”, che per fortuna non era riuscito a portar via il loro amato assessore.
Improvvisarono canzoni de tzilleri per tutta la notte e la storia dell’assessore fu impressa in unu cantu a curba:

 

Custu si ‘ollu nai e’ una stòria bera /
de un assessori meda fortunau. /
Bandat a mari cun sa manna spera /
Ddu pentzant mortu totu’ in bixinau.

Custu si ddu nau, fùrriant(a) a bidda /
prangi’ sa pobidda, cun fillus e cun totu /
mannu e’ s’avolotu, in Biddafraddoca /
puddas cun cocas, totas in tristuras.
[…]

 

E così via. Il canto era composto da 324 curbas, cioè strofe, e durava 8 ore e mezza.

Su cantu a curba fu trascritto in un libro di 1345 pagine, con le narrazioni epiche dell’assessore coraggioso, scampato alla morte per miracolo con spregio del pericolo, salvo per la gioia di moglie, figli, parenti, e di tutti gli abitanti, inclusi pecore, maiali, puddas, cocas, procus, burricus, cuaddus, e cruculeus.

Ovviamente fu inserito nelle lodi anche Mussingallone, “urrei sapienti”, “salomonicu cumandanti”, “chi chistionat cun fueddu sàbiu”, e altre lodi.

Finita la festa, Jacu disse: “i soldi della questua, che fine hanno fatto?”
Andarono tutti da Mussingallone.

Mussingallone rispose: “possiamo lasciarli a fondo cassa e utilizzarli per le spese del regno”, disse il re, mentre metteva i soldi nella sua cassaforte personale.

“E perché proprio nella tua cassaforte?”, replicò Jacu.

Mussingallone, stizzito rispose: “perché sono più al sicuro qui; non si sa mai che torni Maistu Giuanni “da fuori” a prenderceli, o che arrivino i fasci-comunisti-liberisti-centristi-socialisti-benaltristi-esibizionisti-apprendisti-menefreghisti-culturisti.
I bambini dovrebbero andare a giocare, non occuparsi degli affari dei grandi”.

Batista Nuxi entrò immediatamente in campo: “Ai miei tempi giocavamo con le pietre e con i bastoncini, coi canarini, con gli uccellini, con le monetine”.

“Io giocavo con i cerchioni di ruota, con le fionde, con le ronde e con le bionde”, disse tziu Pitanu, lo sciancato del paese, ma sempre in cerca di donne (da cui il detto “sa maladia de tziu Pitanu, s’anca arruta e su bicu sanu”).
“Non avevamo PlayStation e telefoneddus, ai nostri tempi.”

“E vero”, disse Niàtziu Tontatzu su cranatzeri, “io giocavo con un pallone di pezza e a birìllias, non come i bambini di oggi, che non sanno più giocare”.

“Io giocavo a pincareddu e non avevo trucchi in faccia. Le ragazzine di oggi funt sbregungias”, disse Maria Oppu, segnandosi con la croce.

E andarono tutti via soddisfatti e felici, ciaciarrendi ciaciarrendi, brontolando, che le cose andavano sempre peggio, e di come si stava meglio ai loro tempi.

Rimasto solo, Mussingallone chiuse la sua cassaforte, con un sorriso di soddisfazione per essere riuscito ancora una volta a sviare l’attenzione su problemi inesistenti e a dividere i possibili contestatori in beghe inutili e futili diatribe ideologiche.

continua

Piccolo frasario Biddafraddochese (in ordine di apparizione):

Stàtua de màrmuri, statua di marmo
Gorropus, canyon, gola
Atitadoras, prefiche, poetesse improvvisatrici che cantavano in onore del morto
Est biu, è vivo
Òmini biu, mortu no est, Assessore vivo, non è morto, oppure Assessore visto, non è morto
Tzìpulas, zeppole, frittelle
Mari malladituuuu, mare maledetto
Tzilleri, bettola, bar
Unu cantu a curba, Canto tipico del sud Sardegna con cui i cantastorie portavano in giro le notizie del tempo e fissavano nel tempo gli avvenimenti paesani, in genere tragedie, storie di banditi o storie allegre. Il termine curba significa strofe

Custu si ‘ollu nai e’ una stòria bera / questo voglio dirvi, è una storia vera
de un assessori meda fortunau. /, di un assessore molto fortunato
Bandat a mari cun sa manna spera /, va al mare con grande speranza
Ddu pentzant mortu totu’ in bixinau. Lo credono morto in tutto il vicinato

Custu si ddu nau, fùrriant a bidda /, Questo ve lo dico, rientrano in paese
Prangi sa pobidda, cun fillus e cun totu /, piange la moglie, con tutti i figli
Mannu e’ s’avolotu, in Biddafraddoca / grande è il subbuglio a Biddafraddoca
Puddas cun cocas, totas in tristuras., galline e oche, tristissime

Procus, maiali
Burricus, asini
Cuaddus, cavalli
Cruculeus, passeri
Urrei sapienti, re sapiente
Salomonicu cumandanti, Salomonico comandante
Chi chistiona’ cun fueddu sabidori, parla con parole sagge
Sa maladia de tziu Pitanu, s’anca arruta e su bicu sanu, La malatia di Sig. Pitanu, l’anca rotta e il “becco” sano, detto cagliaritano che indicavano vecchi sciancati che non disdegnavano i piaceri mondani
Telefoneddus, telefonini, il termine “telefoninus” è scorretto secondo la grammatica, ma di uso comune
Birìllias, biriglie
Pincareddu, gioco per bambini
Funt sbregungias, sono svergognate
Ciaciarrendi ciaciarrendi, chiacchierando

Episodi:

Cronache di Biddafraddoca: Mussingallone, 1° re di Biddafraddoca
Cronache di Biddafraddoca 2: Maistu Giuanni, il cavaliere della fame e il campanile del paese
Cronache di Biddafraddoca 3: Tutti al mare
Cronache di Biddafraddoca 4: Il funerale dell’assessore
Cronache di Biddafraddoca 5: Santu Sadurru in fund”e su putzu
Cronache di Biddafraddoca 6: Centus cropus de bastoni
Cronache di Biddafraddoca 7 : La finanza, la benzina e i figli di troika
Cronache di Biddafraddoca 8: Attacco a Bidda-gei-est-a-froris
Cronache di Biddafraddoca 9: Scherzi da prete
Cronache di Biddafraddoca 10: Sa not’ ‘e Cena, la vigilia di Natale
Cronache di Biddafraddoca 11: Mulleri mia… e una!
Cronache di Biddafraddoca 12: No spoiler XXXX
Cronache di Biddafraddoca 13: No spoiler XXXX

 

Immagine Betto Lotti

Ogni riferimento a fatti, nomi, persone o cose è puramente casuale.

© vietata la riproduzione

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: