Cronache di Biddafraddoca 2: – Maistu Giuanni, il cavaliere della fame e il campanile del paese

… continua dal primo episodio

Dopo aver mangiato tutte le scorte, le torte e anche le porte, a marzo, in paese, non c’era più niente da mangiare.
La gente iniziò ad avere fame.

“Su fàmini de s’annu doxi! Deu ci femu in su 1812”, disse Batista Nuxi, il vecchio scarrabeciau dalle ginocchia che si sfarinavano (da cui il detto “mannu est Batista Nuxi”).

Per il nuovo raccolto di grano bisognava aspettare maggio.

Venne un signore in paese. Si chiamava Giuanni. Maistu Giuanni.
Tutti dissero: “eeh, è Maistu Giuanni, il cavaliere della fame, che entra nelle case e consuma tutte le scorte, andiamo da Mussingallone.”

Mussingallone decretò: “è lui che ha portato la fame! Che sia mandato via e bandito dal paese!”.

“Io? Io sono arrivato solo oggi!”, rispose Maistu Giuanni, il cavaliere della fame.

“Ha ragione”, intervenne Jacu, “la colpa è dei festeggiamenti, tutte le scorte sono state consumate”.

“Tu sei un bambino, e i bambini non sanno nulla”, disse Batista Nuxi, con voce lenta e sarragada, “pensano di saperne più di noi, sono testardi e non ascoltano chi ha esperienza
Ai miei tempi non potevano parlare quando parlavano i grandi. Bisogna mandare via Maistu Giuanni.”

“Si, ha ragione”, concordò la vecchia avara e usuraia Maria Mangrofa, “i bambini piangono, mangiano, sporcano e non lavorano. Non devono intromettersi”.

“E così sia”, disse Mussingallone, “Maistu Giuanni sia mandato via oggi stesso”.
Un applauso di vibrante soddisfazione scrosciò a favore del re.

Maistu Giuanni fu mandato via, ma la fame non scomparve.

Allora Jacu andò a cercare ghiande e argilla per fare pane.
La mamma infornò quella sera stessa pane per tutto il paese.

Uno ad uno gli abitanti ddi Biddafraddoca andarono a pedirle il pane nero, ringraziando sottovoce, senza farsi sentire troppo dai vicini e camminando scoita scoita, castiendi-sì a dereta e a manca.

Poi venne il raccolto del grano e per un po’ di tempo non ebbero più fame.

Arrivò il giorno della festa di Santa Maria de sa Pixi Niedda.
Bernadru Scova-de-forru, lo spazzino del paese, disse: “non abbiamo un campanile degno del nostro paese, il paese vicino Bidda-gei-est-a-froris ha un campanile grande e noi no!”.

“Andiamo da Mussingallone”, consigliò Maistu Pinna, su ferreri cun su schidoni de linna (da cui il detto “in dom”e ferreri, schidoni de linna”).

Partirono tutti in cambarada manna.

Mussingallone ascoltò, valutò, elucubrò, ideò la soluzione e sentenziò: “costruiremo una torre fatta di sedie e di tavoli; portate in piazza tutte le sedie e i tavoli che avete e accatastateli”.

– “Ceeeee, troppo intelligente, noi non ci saremo mai arrivati”. Gli abitanti di Biddafraddocca portarono Mussingallone, come un santo, in giro per il paese per 3 ore e un quarto.
Maria Mangrofa si fece un selfie con Mussingallone, salvatore del paese, che faceva risparmiare sulla costruzione di una torre vera.

Dopodiché Mussingallone chiese di tornare a casa, perché affaticato e sudato fino alle unghie per lo sforzo richiesto dallo studio di soluzioni geniali. Doveva fare su meigama, la siesta pomeridiana.

Il giorno dopo, la piazza era piena di sedie e tavoli.
Iniziarono a lavorare alacremente giorno e notte, accatastando, accumulando, accostando, scostando, sovrastimando, scostumando, sovrastando, finché finirono i tavoli e le sedie.

“Ma la torre di Bidda-gei-est-a-froris è ancora più grande della nostra”, disse Billoi Mangalloi, il ciabattino mannu mannu po debadas (da cui deriva il detto “mannu po debadas”).

Mancava giusto 1 metro per superare il campanile de is bixinus.

Tornarono tutti quanti da Mussingallone.

“Togliete il tavolo che sta sotto tutti gli altri, e mettetelo sopra, tanto non serve più”, disse il re.

– “Ceeeee, che tonti che siamo, potevamo pensarci da soli, si vede che siamo incapaci. Da soli non ce la faremo mai”.
Fu portato in processione per 7 ore e 3 minuti da tutto il popolo, che improvvisò unu gòciu che lodasse sufficientemente il re Mussingallone.

Terminata la processione, Jacu disse: “così cadrà la torre”.

“Zitto, così porterai jella!”, disse Maria Oppu, la vecchia perpetua zitella, avvezza alle figuracce.
“Impertinente”, disse Batista Nuxi a boxi sarragada e vibrata, “i grandi sanno quello che fanno, non abbiamo bisogno dei mocciosi per decidere. Ai miei tempi gli uomini erano uomini e i bambini crescevano a latte e bussinadas, fino ai 17 anni. Poi dovevano dimostrare di essere cresciuti, trainando l’aratro senza animali, per 24 ore di fila.
Altrimenti… bussinadas  fino all’anno successivo”.

Tolsero il primo tavolo e la torre crollò in testa a tutti quanti.

Sedie e tavoli piovvero dal cielo sulla gente.
Ci fu un fuggi fuggi generale e tanti feriti.
Una sedia cadde in testa a Maria Oppu, che svenne con le gambe all’aria e mutande al vento (da cui il detto “sa figur’e Maria Oppu”).

Fidericu su Burricu inciampò in unu brunchioni e si ruppe un dente.
Vecchie che pregavano e vecchi che imprecavano.
Mamme dolentis e babbus a dolor’ ‘e brenti.
Galline che starnazzavano, mogli che correvano.
Buoi dei paesi tuoi.

Alla fine fu il silenzio.

continua

Piccolo frasario Biddafraddochese (in ordine di apparizione):

Scarrabeciau, stravecchio
Mannu est Batista Nuxi, grande (vecchio) è Battista Nuxi, detto campidanese usato per ribattere all’appellativo di vecchio.
Sarragada, rauca, raschiata, arrochita. I vecchi di un tempo tendevano a rimproverare con un effetto vibrato nella voce, con un volume alto, impossibile da descrivere.
Pedirle, chiederle
Scoita scoita, che fugge silenziosamente (letteralmente muovendo la coda)
Castiendi-sì a dresta e a manca, guardando a destra e a sinistra
Santa Maria de sa Pixi Niedda, Santa Maria della pece nera (non esiste, in realtà)
Bernadru Scova-de-forru, Bernardo scopa di ferro. I cagliaritani per indicare i bambini che non rientravano presto a casa, erano soliti dire: “bistu dd’as Bernardu-scova-de-forru?” (letteralmente: visto l’hai, Bernardo scopa di ferro? )
Su ferreri cun su schidoni de linna, il fabbro con lo spiedo di legno
In dom”e ferreri, schidoni de linna, in casa del fabbro, spiedo di legno, detto sardo
Bidda-gei-est-a-froris, Paese “già è a fiori”, cioè malconcio
Cambarada manna, grande compagnia
Gòciu, canto utilizzato sia per le lodi sacre, che per prendere in giro in maniera profana.
Meigama, riposo pomeridiano
Mangalloi, persona molto alta e poco intelligente
Mannu mannu po debadas, grande per nulla (grande ma incapace)
Is bixinus, i vicini
Boxi sarragada, voce roca
Bussinadas, schiaffi
Sa figur’e Maria Oppu, detto cagliaritano per situazioni indicare brutte figure. In realtà il detto cagliaritano è al maschile, sa figur”e Mariu Oppu.
Su Burricu, l’asino
Unu brunchioni, un piccolo ostacolo in terra, una pietra, un rialzo, un inciampo, da cui imbruchinai (inciampare)
Mamme dolentis e babbus a dolor’ ‘e brenti, madri dolenti, padri col mal di pancia

Episodi:

Cronache di Biddafraddoca: Mussingallone, 1° re di Biddafraddoca
Cronache di Biddafraddoca 2: Maistu Giuanni, il cavaliere della fame e il campanile del paese
Cronache di Biddafraddoca 3: Tutti al mare
Cronache di Biddafraddoca 4: Il funerale dell’assessore
Cronache di Biddafraddoca 5: Santu Sadurru in fund”e su putzu
Cronache di Biddafraddoca 6: Centus cropus de bastoni
Cronache di Biddafraddoca 7 : La finanza, la benzina e i figli di troika
Cronache di Biddafraddoca 8: Attacco a Bidda-gei-est-a-froris
Cronache di Biddafraddoca 9: Scherzi da prete
Cronache di Biddafraddoca 10: Sa not’ ‘e Cena, la vigilia di Natale
Cronache di Biddafraddoca 11: Mulleri mia… e una!
Cronache di Biddafraddoca 12: No spoiler XXXX
Cronache di Biddafraddoca 13: No spoiler XXXX

Immagine: Greppi Alessandro, Chiesa di San Cristoforo sul Naviglio a Milano

Ogni riferimento a fatti, nomi, persone o cose è puramente casuale.

© vietata la riproduzione

 

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