Breve cronistoria del colonialismo italo-piemontese in Sardegna [Ugo Dessy]

Forse è superfluo sottolineare che la storia della Sardegna non è altro che un lungo susseguirsi di invasioni e occupazioni, di dominazioni, di oppressioni e di sfruttamento; di un continuo cronico stato di miseria e di degradazione delle popolazioni e di continui eroici sanguinosi tentativi di queste stesse popolazioni di opporsi, di insorgere, di liberarsi.
È in una parola la storia di una colonia, di un popolo che conserva la propria identità nonostante duemilacinquecento anni di dominazione straniere.

Ugo Dessy, Su tempus chi passat, Il tempo che passa 1, S’annu de su messaju, L’anno del contadino, Alfa Editrice

[…]

  • Dopo un tentativo di restaurazione spagnola nell’Isola, nel 1718 il Trattato di Londra attribuisce la Sardegna a Vittorio Amedeo II di Savoia.
    Inizia una lunga campagna contro il banditismo, in realtà mascherando il tentativo di togliere i vecchi privilegi e consuetudini, estirpare la lingua e le abitudini spagnole e qualsiasi tentativo di autonomia dei sardi.
  • 1735 inizia la prima campagna contro i banditi, colpendo indiscriminatamente contadini, pastori e popolazioni inermi:
    Altre campagne nel 1747, 1751, 1770, queste ultime condotte dal ministro Bogino.
  • 1737 gli abitanti di Tabarca (isola tunisina) si stabiliscono nell’isola di San Pietro, dove fondano Carloforte.
  • 1779 tumulti a Selargius.
  • 1780 tumulti a Sassari, contro il dominio arrogante dei piemontesi.
  • 1793 tentativo fallito di invasione francese nel sud Sardegna e nel nord, in cui il giovane Napoleone viene sconfitto da Domenico Millelire, un nocchiero con una barca e un cannone.
  • 1793, a seguito al rigetto delle 5 richieste autonomiste dei sardi ai piemontesi, scoppia la rivolta e sa dii de s’aciapa.
    500 funzionari piemontesi, venuti senza ricchezze, furono cacciati, senza che gli venisse tolto nulla delle ricchezze accumulate nell’Isola.
  • 1795 scoppiano i moti anti-feudali nel Logudoro, poi in tutta la Sardegna.
    Pitzolo, prima eroe antifrancese, poi conservatore filo-piemontese, viene ucciso dai rivoluzionari sardi.
  • Inizia la marcia del nobile illuminato Angioy, capo dei rivoluzionari repubblicani, nominato Alternos per sedare le ribellioni del nord Sardegna.
    Rinuncia a marciare su Cagliari e viene investito dall’orda reazionaria piemontese, che sterminerà i suoi volontari e il paese natio di Angioy, Bono. Angioy morirà in esilio a Parigi.b
  • 1799 i Savoia si trasferiscono in Sardegna a seguito dell’occupazione del Piemonte di Napoleone. Fu la prima visita in Sardegna, dei re sardi  dopo quasi 80 anni di regno.
    L’ingresso in “patria” fu seguito da una tassazione sui sardi per risarcire il sovrano  dalle perdite subite per colpa di Napoleone.
  • 1802 tentativo di insurrezione fallito dei patrioti Sanna Corda (ucciso), Cilocco (torturato fino allo sfinimento, esposto a pubblico ludibrio e impiccato), Martinetti, Battino e Frau, gli ultimi due condotti con le ossa fratturate ad Aggius e impiccati in piazza. Furono traditi da Mamia, un bandito gallurese.
  • 1812 rivolta di Palabanda, ultimo tentativo insurrezionale (fallito e terminato nel sangue)  di patrioti Salvatore Cadeddu, Gaetano e Luigi Cadeddu (figli del primo) gli avvocati Francesco Garau e Antonio Massa, il sacerdote Antonio Muroni, l’insegnante Giuseppe Zedda, il conciatore di pelli Raimondo Sorgia, il sarto Giovanni Putzolu, il pescatore Ignazio Fanni ed il panettiere Giacomo Floris.
  • 1820, primo Editto delle chiudende (ne seguiranno altri nel 1824-1830-1831) abolendo l’uso comunitario della terra, favorendo i grandi proprietari terrieri istràngius.
    Saranno causa di rivolte popolari e della crescita del banditismo, sedate con la violenza sabauda.
  • 1821 inizia il regno di Carlo Felice, appena salito al trono condanna a morte 97 oppositori politici, e dichiarerà “solo chi non sa leggere né scrivere può essere fedele al re“.
  • 1836-1839, abolizione del feudalesimo, riscattato con somme qualche volta triple rispetto alla precedente decima feudale.
  • 1839 limitazione dei diritti di ademprivio, cioè l’uso delle terre comuni, per rifornimento di legna, per uso pascolo.
  • 1838 il marchese Scotti aiutante del Vicerè, rapina gli ori di Tharros.
  • 1842 Carlo Alberto si reca a Tharros, organizzando una serie di scavi che gli fruttarono diversi manufatti romani e punici (vasi in vetro, terracotte, monete, monili d’oro, d’argento, scarabei e pietre preziose).
    Questi tesori rapinati ai sardi, “sono immessi in gran parte nella collezione privata dei Savoia e in parte finiscono per ornare le puttane di Corte.” (Ugo Dessy, pag. 237)
  • 1851 il “gentleman” inglese Lord Vernon, rapina e cede un altro bottino di Tharros al British Museum.
  • 1847 alcuni dati sull’editto delle chiudende, comparati con il periodo precedente.
    Produzione di grano del 1790-1805: 1.192.103 a 1.793.894 starelli di grano.
    Produzione di grano del 1847: 1.074.597 a 530.111 starelli di grano.
    Produzione di orzo da 588.708 del 1790, fino a 170.970 del 1847.
    Il patrimonio ovino risulta dimezzato.
    Is pibiritziris no faint unu dannu diaici!
  • 1847 fine del Regno di Sardegna, dopo l’umile richiesta di sottomissione di alcuni nobili sardi.
    Con l’unione le spese militari saliranno a 200 milioni di lire, contro i 100 dei servizi civili: iniziano le servitù militari.
  • 1848, con la guerra contro l’Austria decreto di emergenza con cui i sardi forniranno la metà di tutti i militari forniti dalla terramanna: inizia l’uso dei sardi come carne da macello nelle varie guerre.
    Data la scarsità di reclute sarde che risponderanno, il governo pensa all’inquadramento dei banditi, idea poi accantonata per non togliere lustro all’esercito “sardo”.
  • 1851 abolizione dei tributi feudali e imposizione della Imposta Unica fondiaria, molto più pesante di tutte le precedenti messe insieme.
  • 1865, aboliti i diritti di ademprivio, già precedentemente ridotti.
    500.000 ettari su cui la popolazione esercita l’uso millenario di legnatico, di pascolo e di caccia, viene rapinato dalla borghesia e da società straniere.
    Seguiranno rivolte popolari, sedate nel sangue.
  • 1868, scoppiano i moti de su Connotu, cioè il ritorno alle terre comuni, a Nuoro e poi in tutta l’Isola.
    I moti furono stroncati nel sangue e nelle galere.
  • 1885, declino delle tonnare a causa dell’inquinamento dell’industria estrattiva dello zinco, industria prevalentemente straniera.
    La produzione di Porto Paglia passa da 40.000 tonni a 17.000 in un decennio.
  • 1887 fallimento del Credito Agricolo Industriale Sardo, getta nella miseria i piccoli allevatori e contadini sardi.
    Una delle cause fu la guerra doganale italiana con la Francia, che ridusse drasticamente le esportazioni di prodotti caseari e di bestiame dalla Sardegna.
    A Cagliari il fallimento della banca assunse proporzioni ancora più drammatiche, poiché in quella banca erano depositate quasi tutte le risorse delle famiglie cittadine.
    Seguirono gravi disordini e tumulti di piazza, compreso un tentativo di occupazione della Banca Nazionale, considerata la responsabile dl fallimento del Credito.
    Fu schierato l’ esercito a difesa della banca
    , e nei disordini rimase ucciso un manifestante, colpito da un proiettile sparato dai soldati messi di guardia.
  • 1899, Caccia Grossa al banditismo sardo.
    Capita che dopo aver affamato la popolazione, tolti gli usi millenari di ademprivio, tassazioni triplicate, in pratica tolte le possibilità di sopravvivenza, i savoia si interroghino su come mai “i sardi sono portati a delinquere“.
    La tesi è in voga, giustificata da teorie razziste, che portano i savoia a lanciarsi nell’impresa della Caccia Grossa, cioè l’esercito sguinzagliato a caccia di banditi, ma soprattutto di parenti, amici, villaggi interi, metterà a ferro e fuoco la Barbagia con arresti e impiccagioni.
    Non riuscendo a vincere la battaglia, l’italia se la prende con i parenti e amici dei banditi, pur innocenti.
    “In questo scorcio di fine secolo, lo stato italiano ha commesso nei confronti del popolo sardo atti vergognosi di ribalderia coloniale che non devono essere dimenticati” (Ugo Dessy, pag. 242).
  • 1904 strage di Buggerru. I minatori scioperano (primo sciopero italiano) per ottenere condizioni migliori, a seguito della riduzione dell’orario della siesta estiva, precedentemente concessa per via del troppo calore in miniera e per altre rivendicazioni.
    L’esercito spara sugli scioperanti, uccidendone quattro e ferendone altri.
  • 1906 scoppiano tumulti a Cagliari e in seguito in tutta la Sardegna a seguito del caro prezzi.
    La rivolta nacque dalle tabaccaie cagliaritane che chiesero al sindaco Baccaredda degli aiuti. Non potete permettervi carne, “mangiate baccalà” fu la risposta del sindaco soprannominato “Bacalliari”.
    Si buttarono i tram a mare (la rivolta fu fatta propria anche da is carretoneris, che con i nuoti tram non riuscivano a lavorare più).
    La rivolta sfociò nel sangue sotto i colpi del piombo dell’esercito italiano.
  • 1915, inizia sa gherra manna e i sardi pagano più di tutte le altre popolazioni italiche un tributo di sangue.
    Dalle ceneri della Brigata Sassari nacquero le prime istanze autonomiste e indipendentiste confluite dai combattenti nel Partito Sardo d’Azione.
  • 1918 Scoppia la peste spagnola.
  • 1919, al rientro dei reduci di guerra seguono delle rivolte per le mancate promesse e per le condizioni economiche da fame.
    A Cabras assaltano il municipio. L’esercito sederà la rivolta con 300 arresti.
  • 1920, eccidio di Iglesias, in cui l’esercito spara sui minatori (7 morti e parecchi feriti il resoconto).
  • 1920 Nasce il Psd’Az.
  • 1921, gli arditi del popolo, gruppi anarchici di resistenza contro il fascismo compongono l’inno sulla musica del ballo nazionale sardo. Nel 1968 verrà rielaborato in lingua sarda l’Inno degli Arditi del Popolo.
  • 1926, viene arrestato Antonio Gramsci.
  • 1935 guerra d’Etiopia in cui numerosi sardi partecipano.
  • 1936 durante la guerra di Spagna il fascismo con un inganno invia qualche centinaio di sardi a combattere contro i rossi.
    Gli era stato detto di partire per un lavoro ben retribuito in Africa, ma durante il viaggio, dirottata la nave, gli emigranti si troveranno a sparare contro spagnoli. (Ugo Dessy, pag.244)
  • 1938 sorge Carbonia, per far fronte alla politica nazionalistica e autarchica energetica.
    Sorge nei pressi di un villaggio esistente, Serbariu, oggi inglobato nella città.
  • 1947 Cagliari viene bombardata dagli americani. Si conteranno circa 20.000 morti.
  • 1947 si effettua la lotta alla zanzara anofele, operazione finanziata dagli USA, “per rendere asettico l’ambiente in vista della utilizzazione ella Sardegna come area di basi e servizi militari” (Ugo Dessy, pag.245).
  • 1948, viene costituita la Regione Autonoma della Sardegna, nata cornuta come un cervo maschio secondo E.Lussu.
  • 1957 inaugurazione dell’aeroporto militare della NATO a Decimomannu, il più importante del Mediterraneo.
    Iniziano gli espropri delle terre a Quirra. per la base di Perdasdefogu e Capo San Lorenzo.
  • 1958 si costituisce nell’Isola il “Progetto Sardegna” in vista dell’invasione petrolchimica in Sardegna.
  • 1959-60 inizia la lunga lotta dei pescatori e contadini di Cabras contro i feudatari degli stagni.
  • 1960, a Teulada sorge il Centro di Addestramento per Unità Corazzate, dopo un esproprio di terre a contadini e pastori.
    Si eserciteranno flotte ed eserciti di mezzo mondo, bombardando il patrimonio naturalistico, culturale e i nuraghi.
  • 1960, viene espropriato ad Arbus la penisola di Capo Frasca, utilizzata come poligono di tiro per caccia bombardieri supersonici della NATO e degli USA.
  • 1961, viene espropriata parte dell’isola di Tavolare, ufficialmente per impiantarvi una antenna radio a lungo raggio, diventa una base rifugio per sommergibili USA a propulsione e armamento nucleare.
  • 1962, viene approvato il piano di rinascita; i 400 miliardi saranno accaparrati dalla borghesia italiana, in progetti di grande scala, non alla portata degli imprenditori sardi, a largo impiego di capitale e bassa manodopera.
    Saranno cattedrali nel deserto, decadute con l’esaurimento dei fondi statali.
  • 1964, viene torturato e ucciso il pastore Giuseppe Mureddu, non colpevole di nessun reato.
  • 1968, viene ucciso a tradimento il pastore Pasquale Pau, il “latitante buono”, ucciso in attesa di processo.
  • 1969 Pratobello, la popolazione di Orgosolo respinge un tentativo di trasformare un pascolo in un poligono di tiro.
    Riusciranno a cacciare i militari.
  • 1970, i servizi segreti indagano per appurare eventuali collegamenti tra “separatismo sardo” e banditismo.
  • 1970, il Cagliari vince lo scudetto. L’anno del riscatto sardo.
  • 1972, viene data notizia ufficiale dell’insediamento della base USA a La Maddalena, per mantenere sommergibili a propulsione e armamento nucleare.
  • 1973, vengono chiusi dalla polizia, nella sola città di Cagliari, una settantina di “circoli giovanili”, nell’ambito di repressione del movimento giovanile del ’68.
  • 1974, “la montatura Pilia”, vengono arrestati 35 presunti eversori, con la montatura del complotto anarco-separatista-barbaricino finanziato dal KGB.
  • 1975, si registrano nascite mostruose, si parla di “mostri al cobalto” in relazione alla base nucleare USA de La Maddalena.
  • 28/08/1977 “nasce Quirino una sorta di vulcano nucleare sottomarino a Sud delle coste sarde. Una forte esplosione sottomarina (scossa 7° grado della scala Mercalli) viene fatta passare come scossa sismica in una zona che è asismica da tempi immemori” (Ugo Dessy pag. 249)
  • 20/09/1977 grave incidente ad un sommergibile nucleare USS Ray del tipo Hunter Killer, sfiorando la catastrofe nel Mediterraneo.
  • 1981-1982 si delinea un movimento per l’indipendenza della Sardegna che viene represso con l’arresto di Salvatore Meloni, Bainzu Piliu e di Oreste Pili.

E qui il libro di Ugo Dessy si ferma, il libro è datato 1989.
La cronistoria di Dessy comincia dal pre-nuragico, passando per i fenici, romani, spagnoli, etc.
Fatti da aggiungere in questo ultimo trentennio ce ne sarebbero tanti, uno su tutti la morte in carcere del patriota Salvatore Meloni.
Ancora, lo sfruttamento minerario e dell’industria inquinante da parte di industrie straniere, lo sfruttamento del patrimonio boschivo.

Infine aggiungerei la colonizzazione linguistica, atta a distruggere il patrimonio identitario sardo.

Dessy inserisce alcuni detti sardi che riguardano la “giustizia”, che dopo millenni di dominazione ha assunto un duplice valore: quella locale, la giustizia vera e quella de is istràngius, quella che comanda ma è ingiusta.

Mezu terra sen’ ‘e pani che terra sen’ ‘e giustitzia, meglio un mondo senza pane che un mondo senza giustizia recita questo bellissimo proverbio sardo.

La giustizia di casa, quella buona, si dde domu, sedimentata nel tempo e nelle consuetudini:
Furat chi furat in domu
chi no trabagliat non mandigat
Chie cumandat fachet leze
Sas paghes postas in sos runaghes non s’iscontzant mai (pace fatta secondo le leggi comunitarie non si rompe mai)
Su cumandare non lu creas arte bona
Su malu partidore faghet zente ograna (gente invidiosa)
Su giustu a chie tocat
Su sambene innocente iscramat seti portas a die
Samben cramat samben
Chie de ferru ferit de ferru perit
Marrano non batit pena (legittimo uccidere per grave oltraggio)
Si mi naras marranu ti boco
S’ispia est pius mala de su ladru
A s’ispione non li mancat sa paga sua
Sa minestra si papad prus frida che callenti
Bucone fritu est pius saboriu
Chie dat gustu ispetat chena
Sa paca benit semper
Chi mandigat pilu cacat lana
Briga de frades briga de canes
A su zuramentone nessunu li dat fide(allo spergiuro nessuna fede)
Sa giura est pro coberrer sa fura
Ne zuramentu  de ladrone ne lagrimas de bagassa
Mezus mortu che in galera
Mezus cantare a pei in campu chi fagher sa fine de sos rees

Poi c’è la giustizia intesa come apparato poliziesco repressivo, quella che deve far rispettare la legge del dominatore di turno:
Ancu ti currat sa giustitzia
Ancu ti pregonti sa giustitzia
Ancu ti currat su buginu
Meda leis, pobulu miseru
Aciotau siast
Fai che sa giustitzia de Serramanna (giustizia sommaria)
A su nemicu parare, a sa giustitzia fughire
Abba seberat lana (una versione di seduti ad aspettare il nemico in riva al fiume)
In sa giustitzia, finas chie binchet perdet
Giustitzia a largu de mene
Dae sa giustissia no as a tenner mai pasiu
Essida sa lege, agatadu s’ingannu
Iscuru a chie chircat mighina dae giustitzia
Iscuru chi provat sa giustitzia
Non dies secretu a femina, ne fide a sa giustitzia
Pustis de sa giustitzia benit sa morte
Sa chi si che mandigat totu est sa giustitzia
Sa giustitzia ora pro ora est che i sa morte
Sa giustitzia est tantu fina chi dae domo ch’ocat braja e chisina
Sa giustitzia fuela cumente su dimòniu a s’abba santa
Ancu ti sperdat sa giustitzia
Giustitzia b’apet, ma in domo non colet
Giustitzia benzat, ma a mime non tochet
Giustitzia no a domo
Giustitzia noba, ferramenta acuta
Giustitzia noba iscuru chie la provat
Pro su poberu non b’at giustitzia
Mezus giustitzia de domo chi non giustitzia anzena
Pro che rugher in manos de sa giustitzia mezus mortu


Grazia Deledda sostiene che questa imprecazione, frastimu, venne pronunciata in tribunale, nella corte di Nuoro, da una donna condannata a trent’anni per un delitto misterioso.

Santu Giuannu est cras
Santu Giubanne de Deus
Giustitzia dae Deus
bi falet a sa terra
chi no codiet nemancu
chisina in su fuchile
a chie nde at curpa e causa

Qualcuno ha ancora dubbi che la Sardegna sia una colonia, oggi?

Fonte:

Ugo Dessy, Su tempus chi passat, Il tempo che passa 1, S’annu de su messaju, L’anno del contadino, Alfa Editrice

http://www.ugodessy.com/index.php?option=com_content&view=article&id=42:su-tempus-chi-passat-i&catid=9&showall=&limitstart=15&Itemid=188

Approfondimenti:

http://cosavedereacagliari.altervista.org/il-fallimento-della-banche-sarde-a-cagliari-nel-1887-storia-di-cagliari/

https://www.manifestosardo.org/colonialismo-italiano-in-sardegna/

https://www.contusu.it/la-rivolta-di-palabanda/

 

Immagine: http://www.sandalyon.eu/ita/articoli/archivio/num-6-anno-i-ottobre-2015/la-notte-di-san-bartolomeo__226.html

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