Doddore Meloni, lo stato, gli evasori e i sardi

Nel 2015 solo lo 0,007% degli evasori italiani è andato in carcere.

104 su 13.665.

(fonte: Ministero dell’economia e delle finanze)

I grossi evasori come Valentino Rossi o altri hanno concordato uno sconto.
Il messaggio è chiaro: evadere conviene.
Se ti va bene non paghi nulla, se ti va male paghi comunque la metà.
Ogni anno in Italia ci sono migliaia di persone che evadono milioni di euro.
C’è chi sceglie paradisi fiscali, chi sceglie la residenza in Svizzera anche se ha interessi in italia.
Doddore Meloni, indipendentista sardo, da sempre in lotta contro lo stato italiano, anche con dichiarazioni di “giustizia morale” dell’evasione fiscale nei confronti dello stato occupante, è tra quella percentuale bassissima di persone che sono andati in galera per evasione.
Per di più è stato arrestato il giorno de “sa Die de sa Sardigna” dopo che per settimane aveva annunciato che si sarebbe presentato spontaneamente alle autorità.
Una scelta di dignità, che la prepotenza dello stato italiano non ha voluto permettergli di portare a termine.
Ha scelto di fare lo sciopero della fame e della sete ad oltranza per protesta.
In tutto questo stupisce il silenzio di chi si proclama indipendentista, sovranista, sardista o autonomista e di quasi tutti i mezzi di stampa, che relegano la notizia nella cronaca.
Perlopiù c’è indifferenza, rare volte ironia fuori luogo.
Meloni NON è paragonabile alle figure storiche di Angioy o Cilocco, ma i volta spalle si.
Entrambi furono traditi da altri sardi, e lo stato italiano al solito impera tra le divisioni nostre.

Prendo direttamente dal blog del professor Casula, che descrive benissimo il trattamento che i savoia riservarono a Cilocco, i l rivoluzionario sardo angioyano:

“Non gli fu neppure risparmiata la tortura della corda e delle tenaglie infuocate. Il corpo verrà bruciato e le ceneri saranno disperse al vento, la testa conficcata sul patibolo i beni confiscati”.

“Questo supplizio – ricorda Fabritziu Dettori in una bella ricostruzione della figura dell’eroe sardo – gli fu inferto con così zelo che dalle spalle e dalla schiena gli aguzzini riuscivano a strappargli la pelle a «lische sanguinanti». Sollevato sul patibolo semivivo, fu impiccato e, da morto, decapitato. Il suo corpo fu bruciato e le ceneri sparse al vento. Ma la malvagità savoiarda, non sazia, sancì, in tributo alla causa antisarda, che la testa del Patriota sardo fosse rinchiusa dentro una gabbia di ferro ed esposta, a scopo intimidatorio, all’ingresso di «Postha Noba», mentre nelle altre «Porte» della città i lembi della sua carne completavano l’orrore. Il macabro monito rimase esposto per giorni e giorni…”.

”Giustizia sabauda e spettacolo per la popolazione sassarese che assistè in bestiale gazzarra alla fustigazione e alla impiccagione”, commenta amaramente Raimondo Carta Raspi.

Cilocco fu tradito da un bandito sardo, per ottenere la cancellazione dello storico penale.

Ovviamente i metodi sono cambiati, anche lo stato deve mantenere un’apparenza di liberalità, ci mancherebbe, ma la repressione del pensiero, e i metodi polizieschi verso i dissidenti no.

E non sono cambiate neppure le divisioni dei sardi (e mi dispiace dirlo perché penso sempre che “…malo unidos” sia una sciocchezza quasi sempre non veritiera).

L’arresto è stato fatto il giorno de Sa die de sa Sardigna, dando ai sardi un messaggio chiaro, che suona come monito per tutti i non allineati.

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