Ciò che i nazisti hanno imparato dai Savoia

Massacro di Pontelandolfo e Casalduni

Pontelandolfo è noto per essere stato, insieme a Casalduni e a Campolattaro, il 14 agosto 1861, teatro di un eccidio, perpetrato dal Regio Esercito italiano.

Dopo l’unità d’Italia, circa duecento “briganti” (o semplicemente partigiani filo-borbonici anti savoia) capeggiati dal cerretese Cosimo Giordano, uccisero 1 ufficiale, 40 soldati e 4 carabinieri, del regio esercito, dopo che si erano arresi.

Per vendetta, il colonnello dell’esercito Pier Eleonoro Negri, al comando di un battaglione di 500 bersaglieri, massacrò un numero stimato in oltre 400 inermi cittadini e distrusse il paese incendiandolo: molte donne furono stuprate prima di esser assassinate e non furono forniti dati ufficiali sul numero totale delle vittime della repressione (alcuni storici revisionisti riducono a 13 il conto dei morti).

Tra i cadaveri, c’era quello di una ragazzina, Concetta Bondi, che, come avrebbe scritto nel 1919 Nicolina Vallillo, «per non essere preda di quegli assalitori inumani, andò a nascondersi in cantina, dietro alcune botti di vino. Sorpresa, svenne, e la mano assassina colpì a morte il delicato fiore, mentre il vino usciva dalle botti spillate, confondendosi col sangue» (fonte corriere.it).

In quegli stessi anni in America faceva carriera un  giovane generale noto per l’odio sanguinario per i nativi americani: Il generale Custer.

I Savoia possono essere riposizionati nella storia, tranquillamente a metà strada tra il generale Custer e il futuro furher tedesco Adolf Hitler, che in quanto a rappresaglie contro i civili era un maestro.

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