La paura di non riuscire dei Sardi e l’immobilismo

Prendo alcuni pezzi del libro Lettera a un giovane sardo di Bachisio Bandinu, Edizioni della Torre (1996) e ricompongo a mio piacimento con questo schema.

1 – La scommessa:

“Dunque la scommessa è quella di confezionare prodotti industriali, turistici, agro-alimentari che riescano a essere competitivi nel gioco mercantile.
Altrimenti il locale si svuota di ogni propria capacità di produrre economia e cultura e di partecipare alla comunicazione produttiva e commerciale.
Con il rischio che diventi luogo di piccolo consumo e dell’assistenzialismo: povero utente e misero cliente”

[…]

2 – L’analisi:

“Spesso c’è in noi la paura di non riuscire, abbiamo invidia che l’altro riesca: più profondamente abbiamo paura di riuscire.

Nell’inconscio invochiamo la punizione per chi riesce. Il nostro motto è “nega sempre”: negare significa mettersi al riparo. Affermare implica un mettersi in gioco.
Una assunzione di responsabilità.
Il nostro carattere dominante è strutturato nell’ironia, nell’allusione beffarda.
E’ uno stato d’animo che nasce dalla sfiducia.
L’ipercritica tende a bloccare ogni iniziativa.
Davanti al fare c’è un rinvio, così si nega il tempo attuale.
Lo scettico crede di saperla lunga: in realtà lungo è solo il tempo del fatalismo, ha un presente cortissimo e un futuro inesistente.”

3 – L’azione:

Bisogna scontrarsi con le cose difficili.
L’impresa è trasformare una cosa negativa in positiva.
Chi crede fortemente trasforma un limite in una frontiera.
Bisogna fare ciò che occorre fare.
Per fare ciò occorre impegno: occorre un ideale motivante.”

“Si dice spesso che il futuro di una nazione è dei giovani: si commette un errore di prospettiva: inutilmente si attende un salto generazionale per cambiare le cose.”

“Sono convinto che è il presente della Sardegna ad appartenere ai giovani.”
[…]
“Quando saranno adulti difficilmente potranno cambiare la società perché sono ingabbiati in una struttura conformata e spesso conformista.”

Estrapolo dal primo video alcune frasi di Bachisio Bandinu (min. 12′ 50″):
“Noi abbiamo un corpo rigido, noi sardi, e abbiamo una forza creativa enorme trattenuta, repressa.
Se esplode è una carica incredibile.
E non a caso a volte esplode in gente che esce fuori (ndr, dalla Sardegna).”

Il secondo video conferma quanto dice Bandinu sulla rigidità della postura dei sardi.



Bandinu si concentra sull’atteggiamento da adottare per vincere la sfida (confezionare prodotti industriali, turistici, agro-alimentari che riescano a essere competitivi nel gioco mercantile) e lo fa da antropologo.
E’ stato profetico quando nel 1996 scrive: “Con il rischio che diventi luogo di piccolo consumo e dell’assistenzialismo: povero utente e misero cliente”

4 – I modelli economici:

Dal punto di vista dei modelli economici, a questo punto bisogna vedere quali sono i modi per “essere competitivi nel gioco mercantile”.

Cosa può fare una azienda sarda?
Guardando altrove, si può essere competitivi:

  • con manodopera a basso costo.
    Ma è una scelta rischiosa, il capitale si sposta fluidamente.
  • con macchinari all’avanguardia che utilizzano poca manodopera.
    Ma richiede grossi investimenti finanziari.
  • con i distretti industriali. La difficoltà qua sta nella nascita dei distretti, che deve essere guidata dall’amministrazione.
  • differenziando il prodotto rispetto agli altri nel mondo, magari con un design unico che si rifà alla tradizione sarda rivista in chiave moderna.

L’ultimo punto è il modello più facilmente perseguibile.
La dimensione artistica deve entrare nella dimensione artigianale/industriale (influenzarne il design), nelle produzioni di uso quotidiano.

Il prodotto differenziato dagli altri può trovare un mercato utilizzando le nuove tecnologie fornite da Internet: Amazon, Ebay, Zalando, Etsy, accettano i piccoli produttori e negozianti che vogliono vendere al mondo.
Google e Facebook rappresentano delle vetrine per far conoscere il brand aziendale e vendere i prodotti.

L’importante è che si passi dalla dimensione dello scetticismo che “crede di saperla lunga” alla dimensione del fare, senza rinvii.

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