I Re nei bronzetti sardi e l’archeologia dei vuoti

Diceva Lilliu che una mano all’archeologia poteva venire dalla fantasia (che poi doveva essere provata ovviamente).

Molto spesso le scienze si concentrano sulle cose esistenti e non su quelle che mancano ma che ci si sarebbe aspettati di trovare. A meno che non siano talmente evidenti che non si possa fare a meno di notare la mancanza.
Prendiamolo come esercizio di fantasia.

Ad esempio, non ci sono Re nei bronzetti sardi.

Ci sono capi-tribù; ma vestono alla stessa maniera del popolo, non hanno segni di distintiva ricchezza. Unico segno distintivo è il bastone del potere. Non fa sfoggio di ricchezze o di vestiario particolarmente ricco.

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bronzetto del capo-tribù

Manca quindi il Re nei bronzetti.
Pure tra le statue di Monte Prama, che probabilmente furono dei modelli per i produttori di bronzetti, manca la figura del Re. E se nella fase finale del nuragico governavano le aristocrazie, nella prima fase si ammette l’esistenza di un capo tribù, o re-pastore.

Manca il bronzetto dello scriba. Gli ultimi nuragici evidentemente scrivevano.

Ne parla l’archeologo Ugas, ma prima di lui lo studioso Gigi Sanna.

Probabilmente gli scriba del precedente periodo neolitico (quelli che incidevano capovolti nelle domus de janas), mille anni prima dei nuragici, erano scalpellini.

E mancano i simboli dei capovolti nelle tombe dei giganti, così come li scolpivano nelle domus de janas. Come mai si perdono? C’è un cambio di religione?

Mancano i bronzetti con i personaggi con le pelli e i vestiti invernali.
I bronzetti venivano creati in estate, magari al solstizio, di modo che i modelli che troviamo oggi sono tutti in tenuta estiva?

Ancora, cosa sono gli anelli al collo (peraltro molto lungo) di molti bronzetti?

E le città nuragiche? Cagliari, Nora, Sulki e Tharros (o Monti Prama).

Lilliu ci ha descritto la società montana, priva di città.
Solo a Selargius (paese satellite di Cagliari) sono state trovate circa 400 capanne neolitiche (5500 a. C.) cioè 2000 anni prima dei nuragici. Tutto (o quasi)  ricoperto dal cemento oggi.

400 capanne per 5 persone a capanna, fanno 2.000 abitanti. Una metropoli per il tempo.
Dove sono le tombe del villaggio di Selargius? Manca la necropoli!

Cosa doveva essere allora Cagliari?
Era nuragica, o anche intorno al 2000 a.C. c’erano altre popolazioni venute “da fuori”?
E se anche gli Shardana, come i Fenici, vennero da fuori (come tra l’altro segnala Leonardo Melis, e Pittau) e diventarono sardi in seguito (come i fenici del resto)?
Di sicuro Taramelli, nell”800, segnala i resti di un nuraghe a Monte Urpinu, un colle di Cagliari, ormai sepolto dal cemento.

E ancora, se i villaggi nuragici erano in lotta tra loro, dove sono i resti delle battaglie? i morti con l’elmo cornuto, le frecce nel terreno, lanciate a centinaia.

E dove sono gli elmi cornuti dei nuragici dei morti, mai trovati dentro le tombe dei giganti o in quelle a pozzetto di Monti Prama? Non si è trovato nessun elmo. Venivano seppelliti senza copricapo? E gli archi? Si deterioravano più facilmente?

A meno che l’elmo faceva parte solo di un “costume” in stile “merdules” per le celebrazioni religiose-civili che, non essendo parte integrante della quotidianità, non faceva parte del corredo funerareo? In effetti dovevano essere scomodi in combattimento.
E allora, chi sono rappresentati in Egitto, se l’elmo non veniva usato in guerra?

Ancora, che fine fa la Dea madre dei pacifici neolitici durante l’epoca nuragica? Scompare dalle sepolture e compare il Dio maschio Sardus Pater dei guerrieri Shardana? Aveva ragione la Gimbutas? Allora Ugas avrebbe torto a dire che gli Shardana erano autoctoni.

E la scrittura nelle statue di Monti Prama? Mi aspetterei un elenco con tutti i nomi dei capi sardi e il racconto delle avventure delle conquiste.

Infine.
Quale grandiosa impresa svolsero i giganti di Monti Prama, per essere osannati in un cimitero con delle statue (le prime occidentali) e per essere imitati da migliaia di bronzetti nel resto della Sardegna?
Sono loro i reduci dell’Egitto e della battaglia contro gli Ittiti, che tornarono vincitori?
Sono loro i primi Sardus Pater, gli avi che venivano venerati?

Come disse Ugas, l’archeologia è una scienza giovane.

Quello che è certo è che l’ingegneria nuragica era avanzatissima e la civiltà all’avanguardia per quel tempo.

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densità nuragica

Nella copertina: disegno di Marco Camedda

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