Entra Mastru Juanne, il cavaliere della fame!

Mastru Juanne impersonifica, nel nord Sardegna, la fame che bussa alla porta.

Entra in casa, si fa ospitare con molta discrezione, e non va più via fino a che le risorse e le scorte della famiglia non saranno esaurite.

*Mastru Juanni è turratu (E’ tornato Mastru Juanni)
chi cattr’anni è ch’era sciutu. (che se n’era andato or sono quattro anni.)
Abali n’era svilutu (Ormai s’era stufato)
d’andà pal mari e pal tarra. (di girovagare per mare e per terra)
Chist’è lu più chi ci sbarra (Ed è questo che più ci preoccupa)
pa lu dittu chi s’intendi. (per quello che si sente dire)

[…]

*(“La Canzona di Mastru Juanni”, Salvatore Sechi)

Qualche volta è il potere
Qualche volta è prete
Qualche volta è coixedda (il diavolo)
Qualche volta è un evento naturale (siccità o freddo)

Viene molto spesso a Febbraio (periodo in cui le scorte cominciano a scarseggiare), con il Carnevale. Forse ha dei collegamenti con lo Zanni, della commedia dell’arte italiana.

La fame del periodo invernale-primaverile (prima dell’inizio dei raccolti) è la causa di tante pene.

Viene quasi sempre da fuori: è un istranzu.
Veste male, i pantaloni sono vecchi, qualche ha solo una scarpa e ha capelli bianchi.

Ma qualche volta si può mandare via: il pane d’orzo allontanava la fame

Cun unu sacchigheddu ‘e olzatta (Con un sacchettto di farina d’orzo)
aggantzan e a pane l’ana fatta (hanno fatto il pane)
e a Mastru Juanne an intzegadu (hanno così accecato Mastru Juanni)
e pianghende si ch’est avviadu e piangendo se n’è andato via)

Evidentemente non gradiva il pane d’orzo. Poberu e viziau!

Anche in una cittadina di solito ricca come Quartu Sant’Elena, nel 1847, scrive Vittorio Angius, nel dizionario geografico-storico del Casalis, la povertà modificava i comportamenti: “Dopo tante infelici raccolte, molti padri di famiglia, avvezzi all’agiatezza e possessori di molte terre, si erano costretti a mandar le loro figlie a servire nelle case de’ cittadini”.

Gli affamati vagavano “domandando un pezzo di pane, ricercando un qualche alimento ne’ campi, insidiando un cane, un gatto”.

Ma quando arriva Settembre…

*Cando ‘enit Cabudanni (Quando viene Settembre)
coghet figu, ua e grega, (matura il fico, l’uva e il ficodindia)
gai che ‘ogat ogni piega (così scompaiono tutte le pieghe)
chi m’at postu Mastru Juanni (che mi ha inflitto Mastru Juanni)

*(Carmelo Demartis)

“Autunno ingrassa-poveri”, diceva Francesco Masala.
Anche i poveri a Settembre potevano mangiare in abbondanza fichi d’india, disponibili nelle campagne a tutti.

… e Maistru Juanni, va via. Scompare.

Fino alla prossima carestia.

 

In copertina: dipinto dell’inesistente pittore Teomondo Scrofalo

(Il Cavaliere della Fame – Mastu Juanne nella poesia sarda e nelle tradizioni popolari, Salvatore Tola – ISRE Edizioni)

 

 

 

 

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