Babele sarda: lingua sarda comune, de mesania, nazionale, logudorese, campidanese … etc

Insisto con un altro articolo sulla lingua sarda comune e completo l’articolo precedente.
L’argomento è squisitamente politico, quindi aperto a tutti, non è un argomento tecnico e chiuso a linguisti o studenti.

Ho scritto nel precedente post, che la lsc va bene per bypassare alcune leggi italiane che ne bloccavano l’insegnamento nella scuola, creando una situazione di stallo.

La lingua sarda comune nascerà “spontaneamente” dallo studio della letteratura, con il mescolamento delle parole (i campidanesi quelle del logudorese e viceversa), ma saranno necessari decenni prima che si imponga.

Però questo aspetto non è sufficiente, tanto più che molti libri del passato non sono scritti in lsc.

Infatti gli obiettivi della lsc sono principalmente due:

  • unificare le parole e i vocabolari e trattare come sinonimi le diverse varianti (orale e scritto)
  • unificare la grafia (e lasciare intatte la pronuncia locale)

Il primo punto è stato trattato ampiamente nell’articolo precedente, il ruolo fondamentale lo avrà lo studio della letteratura, come per l’italiano è stata la Divina Commedia di Dante.

Riguardo il secondo punto, ci sono differenze di opinioni, come è normale che sia (no cumentzeus cun centu concas, centu berritas, poco, locos,… e àtras tontesas aici). Ogni opinione va rispettata.

Lo standard comune attualmente utilizza una grafia unica basata sulla grafia italiana.

Poi c’è chi traspone letteralmente l’oralità. Ad esempio Michelangelo Pira nel libro Sos Sinnos, utilizza il linguaggio di Bitti.

C’è chi utilizza invece la lingua sarda nazionale, quella degli Arborea, testimoniata dai Condaghes e dalla Carta de Logu (Giampiero “Zampa” Marras).

Nel passato si scriveva secondo le regole spagnole.

Prima della lingua sarda comune, c’era sa Limba de mesania  ( una lingua parlata in un’area di confine tra logudorese e campidano) e la lingua sarda unificata, troppo sbilanciata vero il logudorese. Chiuse entrambe le esperienze.

C’è chi scrive in logudorese, chi in campidanese.

Nel Medio Campidano si scrive in modo diverso dal basso campidano. Per cui il termine “melone” a 20 km. da Cagliari, si scrive “maboi”, e a Cagliari si scrive “meloni”. A Selargius, hinterland di Cagliari, si legge “mehoni” (simile alla h araba, o alla j spagnola).

Lo standard scritto è ovviamente necessario e urgente.

Tutte queste posizioni concordano sulla necessità di uno standard unico. Su quale standard ci sono ancora differenze:

  • regole autoctone sarde
  • regole italiane (la lsc attuale)
  • regole basate su una lingua con due varianti (campidanese e logudorese)

Intanto c’è da dire che anche uno come me, che il sardo lo ha imparato da grande, sta cominciando a scriverlo. Su Facebook.
Esiste una versione di Facebook in sardo (relativamente alle impostazioni della piattaforma).

Per i contenuti scritti stanno nascendo tanti gruppi che si propongono di parlare solo in sardo, e ci sono tanti gruppi che insegnano la grammatica lsc.
Tutto è lasciato alla volontaria passione delle persone, che portano avanti questi progetti.

Il risultato è ottimo. Per la prima volta possiamo dire che una parte di sardi,  particolarmente sensibile a questi temi, sta comunicando quotidianamente con la scrittura in lingua sarda.

Non è però chiaramente sufficiente. Una lingua va studiata in maniera organica, a scuola, seguendo un iter didattico, con le correzioni degli insegnanti e con un esame a fine corso (meglio ancora se viene rilasciata una certificazione).

Inoltre questo impegno volontaristico riguarda solo persone che sono già sensibili a questi argomenti, per cui la sensazione è che tutto questo dialogo avvenga dentro una camera stagna.

Per questi e altri motivi, è necessario ed urgente che l’insegnamento diventi obbligatorio nelle scuole, dal nido all’Università!

No sias isciau

O sardu, si ses sardu e si ses bonu,
Semper sa limba tua apas presente:
No sias che isciau ubbidiente
Faeddende sa limba ‘e su padronu.

Sa nassione chi peldet su donu
De sa limba iscumparit lentamente,
Massimu si che l’essit dae mente
In iscritura che in arrejonu.

Sa limba ‘e babbos e de jajos nostros
No l’usades pius nemmancu in domo
Prite pobera e ruza la creides.

Si a iscola no che la jughides
Po la difunder menzus, dae como
Sezis dissardizende a fizos bostros

Remundu Piras, su 29 de Santu Aine de su 1977

 

 

p.s. Ho scritto in italiano per uscire dalla bolla e comunicare anche con il restante 90% dei sardi. Se qualcuno volesse tradurre questo articolo secondo il suo standard preferito, ben venga, lo pubblicherò su questo blog!

 

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