Giama a Maimone

Maimone Maimone, (Maimone Maimone)
abba cheret su laore, (il seminato ha bisogno di acqua)
abba cheret su siccau (la terra secca ha bisogno di acqua)
Maimone laudau (Maimone lodato)

Durante il carnevale, mentre si portava in processione il fantoccio di canne, si cantava  questa invocazione alla pioggia, e gli si tirava acqua. Alla fine lo si buttava nel fiume.

Questo rito ha attraversato 2000 anni di cristianesimo per arrivare fino agli anni ’50 del secolo scorso, ultime attestazioni della processione, fatta a scopi non folkloristici.

Ma chi era Maimone? Un dio pre-nuragico della pioggia, diventato un demone sotto il cristianesimo?

Oppure il Dionisio romano?

Scrive il linguista Salvatore Dedola che Maimùlu o Maimòni è lo stesso vocabolo, con suffissi diversi ma sempre sumerici. -LU, -NU in sumerico hanno quasi lo stesso significato (“colui che, la cosa che”).

In sardo su béntu maimòni indica un turbine di vento (precipuamente invernale, freddo), ed ha con Maimòne (Dio delle Acque) soltanto l’identità fonematica.
(Béntu) maimòni deriva dall’accadico mammû, mummu ‘frost, ice, gelo, ghiaccio’.

Per la studiosa Dolores Turchi il termine Maimone o Mamuthone, deriverebbe da Mainoles (pazzo scatenato), ossia la maniera con la quale in lingua greca veniva chiamato Dionisio, dio dell’estasi e dell’ebrezza.

In greco Maimoon indicava colui che desiderava essere posseduto dal dio. Sempre dalla stessa radice deriva Maimasso o Maimatto (il violento, il tempestoso), termini usati da Plutarco per identificare Dionisio.

Secondo la studiosa, nella danza dei Mamuthones del carnevale barbaricino si intravede il rito dionisiaco rappresentato dal sacrificio del dio che muore per poi risorgere.

Varie tradizioni lo identificano [Dionisio] come dio delle viti, da qui la tradizione romana di chiamarlo Bacco, Dio dei pini e come Dio del Vaglio. Nella tradizione contadina lo chiamano anche “nato da una vacca” “con forma di toro“, nelle antiche comunità con riti Dionisiaci si sacrificava un toro facendolo a pezzi e mangiando le sue carni e bevendo il suo sangue.

[ndr, questo ci riporta direttamente alle divinità prenuragiche delle domus de janas, in cui sono scolpiti teste di toro e protomi taurine. In realtà guardando i riti della barbagia, vesti e rituali, sembrerebbero antecedenti al mondo romano].

Il linguista Max Leopold Wagner traduce Maimone con spauracchio dando al termine origini semitiche e spiegando che – originariamente – indicava una scimmia e – successivamente – avrebbe definito una bestia immaginaria. Tale definizione animalesca è stata accolta anche dallo studioso Giulio Paulis.

Altri studiosi come Mario Ligia affermano invece che Maimone corrisponda ad una divinità della pioggia di origine protosarda, reinterpretata poi dai Fenici.

La radice Maim’o, infatti, in fenicio significava acqua mentre in ebraico indicava un demone, un mostro ed anche la brama di denaro.

Sempre lo stesso studioso lo identifica con la divinità pluvia libico-berbera di Amon, con la differenza che la radice del vocabolo sardo Maimone, per la presenza della vocale i, risulterebbe più antica e proverrebbe direttamente dall’Asia Minore e non dall’Africa.

Il termine Mammona viene usato nel Nuovo Testamento (“Non potete servire a Dio e a Mammona”, Gesù, in Mt 6,24 e nel Lc 16,13), per personificare il profitto, il guadagno e la ricchezza materiale, generalmente con connotazioni negative, e cioè accumulato in maniera rapida e disonesta ed altrettanto sprecato in lussi e piaceri.

Scrive lo scrittore Salvatore Cambosu (Miele Amaro)

Ara sa terra, massaju, ca est ora de arare…
giama a Maimone, su deus de s’abba, giamalu e narali…
a su trigu, abba prima e abba pustis…
cras o pustiscras has a bidere su miraculu de donzi annu…
piga subra un’arvure e nara…
trigu, beni…
e has a bidere sas primas limbas birdes de su trigu chi bessin dae sutta sa terra…
a s’arzola, a s’arzola…
benzat su entu ispuligadore…
torrant sos carros dae s’arzola garrigos de trigu…
e già s’istiu est finidu…
torrat sa castanza, sa melachidonza, su binu nou…
totu torrat e hat a torrare cando nois no hamus a essere pius bios…
ma b’hat a essere s’arvure chi hamus piantadu…
sa cosa zusta est de lassare bonos ammentos…
comente unu chi hat fattu carchi cosa pro mezorare su mundu

[Traduzione]
Ara la terra, contadino, che è ora di arare…
chiama Maimone, il dio dell’acqua, chiamalo e digli…
al grano, acqua prima e acqua dopo…
domani o dopopomani, vedrai il miracolo di ogni anno…
prendi sopra l’albero e dì…
grano, vieni…
e vedrai le prime lingue verdi del grano che escono da sotto terra…
alla terra, alla terra…
Venga il vento “puliscigrano”…
tornano i carri dalla terra carichi di grano…
e già l’estate è finita…
torna la castagna, la mela cotogna, il vino nuovo…
tutto torna e tornerà quando noi non saremo più vivi…
ma ci sarà l’albero che abbiamo piantato…
la cosa giusta è lasciare buoni ricordi…
come uno che ha fatto qualche cosa per migliorare il mondo

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