Dalla letteratura nascerà la Lingua Sarda Comune (in attesa di un Accademia della Crusca sarda)

I – Dei dialetti “italiani”

Si sa:

  • Dante Alighieri ha elevato il toscano da dialetto a lingua ufficiale italiana.
  • Al momento dell’unità solo il 2,5% parlava italiano, era una lingua elitaria e imposta al resto d’Italia
  • I dialetti italiani in realtà sono dialetti latini (derivano dal latino, non dall’italiano)

Ma cosa sono i dialetti?

Leggo dalla Treccani:

Che differenza c’è tra una lingua e un dialetto?

Nemmeno gli studiosi trovano una risposta unica e condivisa sulle differenze tra una lingua e un dialetto.
A ogni modo, si può dire che il dialetto potrebbe essere definito come una lingua utilizzata da un gruppo ristretto di persone, in un luogo specifico (ndr, anche il toscano lo era) e che non ha usi ufficiali: si dice che una lingua ha usi ufficiali se è utilizzata nella scuola e nell’amministrazione, per esempio negli uffici pubblici e nei tribunali.

Quindi, il dialetto non può essere utilizzato negli uffici pubblici perché non ha ufficialità; ma non ha ufficialità perché non è utilizzato negli uffici pubblici.

Un loop in piena regola!!

Mi ricorda il parroco che metteva a posto l’orologio del campanile in base al colpo di cannone di mezzogiorno del comandante, che a sua volta sparava il colpo in base al tocco del campanile di mezzogiorno.

E’ proprio un loop!!

II – Della lingua sarda comune

Discorso diverso invece per la lingua sarda, che viene riconosciuta lingua ufficiale, viene utilizzata in documenti ufficiali, ma NON viene insegnata obbligatoriamente a scuola e i bambini di oggi non saranno in grado di trasmetterla ai bambini di domani.

Come mai non è obbligatorio e non viene insegnato a scuola?

Lo scoglio principale sembra essere la non unicità della lingua sarda, visto che ci sono delle varianti:

  • Sardo logudorese (con la variante nuorese)
  • Sardo campidanese (con delle varianti)
  • Corsa sassarese (parlato nella sola città di Sassari)
  • Corso
  • Corsa gallurese
  • Algherese (simile al catalano, parlato ad Alghero)
  • Tabarchino (simile al genovese, parlato a Carloforte e a Calasetta)

Le prime due vengono parlate dalla stragrande maggioranza della popolazione sarda.

Alcuni studiosi hanno deciso di unificare la lingua in un’unica lingua sarda comune (LSC), basandosi sulle regole ortografiche scritte, più simili all’italiano, ma oralmente vengono rispettate le varianti.

I critici sostengono che è una lingua artificiale e, soprattutto i campidanesi, sostengono che è troppo simile al logudorese.

Il risultato è che non viene insegnata la lingua sarda e la situazione è in completo stallo!

III – Della letteratura e della naturale unificazione nel tempo

Come la Divina Commedia ha permesso la diffusione dell’italiano, lo studio della letteratura in lingua sarda può rappresentare la chiave per l’unificazione delle varianti sarde.

Oltre alla lingua sarda, dovremmo studiare anche la storia sarda e la letteratura sarda.

La letteratura sarda, secondo me, andrebbe suddivisa in tre categorie:

  1. letteratura sarda, in lingua italiana: Grazia Deledda (perché ci fanno studiare I Malavoglia e non Canne al Vento?), Sebastiano Satta (perché ci fanno studiare Carducci e non Satta?), Dessì, Lussu, Atzeni e tanti altri.
  2. letteratura sarda, in lingua sarda: “Po cantu Biddanoa” di Benvenuto Lobina, “Sa scomuniga de predi Antiogu”, Aquilino Cannas (in campidanese), “Sos Laribiancos” di Francesco (Ciccittu) Masala, “L’amore del figlio meraviglioso” di Bachisio Bandinu, “Sinnos” di Michelangelo Pira, Peppino Mereu, Montanaru, Cambosu, Paulliccu Mossa (in logudorese), Salvator Ruju (Sassarese), Rafael Sari (Algherese).
  3. i poeti estemporanei cantadores e tenores: Remundu Piras, Masala, Zizi, Melchiorre Murenu, Peppino Marotto (logudorese),  Lobina, Bittiredda, Raffaele Urru, Peppucciu Loni, Enea Danese (campidanese)… e tanti altri.

Le prime due si inquadrano e seguono le regole di un contesto mondiale; il terzo è autoctono e può rappresentare un plus come elemento peculiare nella cultura mondiale.

I cantadores e tenores sono depositari di una conoscenza unica nel mondo, discendenti di una tradizione mediterranea millenaria, ormai tipica della sola Sardegna (almeno in queste varianti).

In questo modo aumenterebbe la comprensione della lingua tra le diverse aree e, con il tempo, le varianti locali diventerebbero realmente sinonimi della lingua parlata sarda, da Porto Torres a Teulada.

Inoltre è diventato non più rimandabile la fondazione di una “Accademia della crusca sarda” (s’Accademia de su Poddini), per la codifica delle regole e la salvaguardia delle parole, sempre più in disuso.

p.s. Se una lingua sarda comune attuale serve ad aggirare dei vincoli legislativi, ben venga!

cartina-linguistica-della-sardegna

 

Nella copertina: Piccola torre di Babele di Bruegel

 

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