L’attualità della poesia-denuncia di Peppino Mereu

Peppino Mereu, nato a Tonara (provincia di Nùoro)  nel 1872, fu un poeta inserito nella corrente della scapigliatura.

Impressiona l’attualità di alcune poesie, che sembrano scritte oggi.

Per esempio sui laureati-spiantati.
Pensavo fosse un problema esclusivamente odierno, dovuto al sovraffollamento delle Università italiane, rispetto alla richiesta del mercato italiano, fatto da piccole e medie imprese.

Invece, nella poesia A Nanni Sulis:

Avocadeddos, (Avvocatini)
laureados, (laureati,)
bussacas bùidas, (tasche vuote)
ispiantados (spiantati)

in sa campagnas (nelle campagne)
pàpana mura, (mangiano more)
che crabas lanzas (come capre magre)
in sa cresura (nelle piante di fichi d’india)

Cand’est famida (quando è affamata)
s’avocatzia, (l’avvocatura)
cheres chi penset (vuoi che pensi)
in Beccaria? (come Beccaria?)

quindi gli avvocati, per fame, fanno gli interessi non dei deboli, come insegna Beccaria, ma di chi paga la parcella.

Oppure sulla corruzione dei partiti politici, anticipa i movimenti di protesta attuali:

Dae sinistra (Da sinistra)
‘òltadi a destra, (voltati a destra,)
e sempre bides (e sempre vedi)
una minestra. (la stessa minestra)

Nella poesia A Nanni Sulis II, sul ricco che dà biscotti al cane e nulla ai poveri:

Miserinu su ch’andat pedidore (Miserino chi va a domandante)
a pedire unu bìculu ‘e pane (a chiedere un boccone di pane)
a su giannile de calchi segnore. (alla porta di qualche signore)

Su ricu dat biscotos a su cane, (Il ricco dà biscotti al cane)
e a su pòveru narat: preitzosu, (e al povero dicono: inacidito,)
trivaglia, e dae me ìstadi addane. (lavora, e da me togliti da davanti)

… infine sulla giustizia contro i poveri, mentre i ricchi la fanno franca. Citando De Gregori, rubi una mela e vai in galera, rubi un castello e ti fanno Re:

Deo no isco, sos carabineris (Io non so, i carabinieri)
in logu nostru prit’es chi bi sune, (nel nostro posto perché ci sono)
e no arrestan sos bangarruteris. (e non arrestano i bancarrottieri)

[…]
Viles ch’an meritadu sa cadena, (Vili chi hanno meritato la catena)
sa giustìssia puru ana trampadu, (la giustizia pure hanno ingannato,)
gai s’an isfrancadu dogni pena. (si sono affrancati da ogni pena.)

Mentres chi unu pòveru apretadu (mentre un povero bisognoso)
furat pro s’apititu unu cogone, (ruba per appetito un pane di crusca)
lu ‘ides arrestadu e cundennadu. (lo vedi arrestato e condannato)

Evidentemente dall’ottocento ad oggi non è cambiato molto, nonostante il diritto di voto al popolo.

Spazio per un’ultima frase di Mereu:

Senza distinziones curiales devimus esser, fizzos de un’insigna, liberos, rispettados, uguales.

(Senza distinzioni di classe dobbiamo essere tutti figli di un simbolo, liberi, rispettati, uguali.)

Nella copertina: Peppino Mereu in un Murales di Orgosolo

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