(Dis)Boschi di Sardegna nella poesia e letteratura

Un tempo “chi veniva dal mare” rubava i minerali.
Poi il grano.
Poi il granito.

Infine i boschi.

Il territorio si desertifica
Le piogge sempre più rare
Le piene causano disastri

Boschi per circa 1/4 della superficie della Sardegna.
Sono stati Tagliati;
per fare traversine per le ferrovie di mezza europa
per combustibile per le fonderie
per alimentare l’estrazione dei minerali
per vendere il legname da costruzione e il riscaldamento

Ne parla Giuseppe Dessì, nel libro Paese d’Ombre.

re savoiardi diedero in concessione le miniere ad un industriale danese, (per avere in cambio un misero 2% dell’estratto, peraltro non loro, visto che era dei sardi).

Per poter far funzionare le fonderie, gli industriali minerari, potevano tranquillamente disboscare le foreste della zona.

Ne parla anche il poeta-scapigliato Peppino Mereu nel canto A Nanni Sulis II (quello di nanneddu meu, la nota canzone dei Tazenda):

Su jardinu, su campu, s’olivàriu (Il giardino, il campo, l’olivaio)
d’unu tempus antigu, s’est mudadu (di un tempo antico, s’è mutato)
in-d-unu tristu, ispinosu calvàriu. (in un triste, spinoso calvario)

Buscos chi mai b’aiat intradu (Boschi nei quali mai era entrati)
rajos de sole, miseras sachetas (raggi di sole, misere …)
an bestidu e su logu an ispozadu. (hanno veestito e il posto spogliato)

Arvures chi parìana pinnetas, (alberi che sembravano case dei pastori)
pro ingrassare su continentale, (per ingrassare i continentali)
afrontadu an undas e maretas. (affrontato onde e mareggiate)

Inue totu est passada s’istrale (Dove tutto è passata …)
pro séculos e séculos, de tzertu (per secoli e secoli, di certo)
si de bider funestu su signale. (si vede il funesto segnale)

Vile su chi sas giannas at apertu (vile chi la porta ha aperto)
a s’istranzu pro benner cun sa serra (allo straniero per venire con la sega)
fagher de custu logu unu desertu. (fa di questo posto un deserto)

Sos vàndalos, cun briga e cuntiera, (I vandali, con … e …)
benin dae lontanu a si partire (vengono da lontano e ripartono)
sos frutos, da chi si brujan sa terra. (i frutti, di chi brucia la terra)

Scrive Gramsci che l”Isola è ancora tutta boschi. Gli industriali – soprattutto toscani – ne ottengono lo  sfruttamento per pochi soldi.

A un popolo in ginocchio anche questi pochi soldi paiono la salvezza“.

L’Isola di Sardegna fu letteralmente rasa al suolo come per un’invasione barbarica. Caddero le foreste. Che ne regolavano il clima e la media delle precipitazioni atmosferiche“.

Scriverà Eliseo Spiga :” lo stato italiano promosse e autorizzò nel cinquantennio tra il 1863 e il 1910 la distruzione di splendide e primordiali foreste per l’estensione incredibile di ben 586.000 ettari, circa un quarto dell’intera superficie della Sardegna, città comprese”

to be continued… (marganai, eolico, fotovoltaico, progetto arborea, etc.)

Ph credit

Fonte: Francesco Casula

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