Poesie e Murales, i mass media della Sardegna, prima della TV

Se nell”800 la Sardegna aveva un tasso record nazionale di analfabetismo, d’altra parte aveva un numero di quotidiani e di lettori superiore alla media nazionale.

Questo apparente enigma si spiega con il fatto che a Cagliari a Sassari e a Nùoro il tasso di istruzione arrivava al 24%, il dato più alto della media italiana dell’epoca.

Le città sarde sono sempre state leader in Italia e Europa per quanto riguarda i mezzi di comunicazione moderni.

In Sardegna abbiamo avuto la prima radio libera (Radio Sardegna) che diede in Europa per prima l’annuncio della fine della guerra, e in seguito si trasformò in RAI.

Internet, con Video on line prima e Tiscali poi, partì dalla Sardegna.

Ma anche Radio X fu la prima in Europa a trasmettere in streaming e l’Unione Sarda fu il primo quotidiano ad andare online.

Nelle campagne e nelle montagne invece, il tasso di analfabetismo e l’isolamento, imponevano diverse forme di comunicazione.

La poesia e i murales furono i due mezzi di comunicazione e memoria storica allo stesso tempo, strumenti di divulgazione nello spazio e nel tempo.

Le poesie erano differenti a seconda della zona e a seconda della funzione:

  • Poesia estemporanee delle feste (cantos a tenores, cantadores)
  • Gare poetiche (campidanesi e logudoresi)
  • Poesie conta-storie/cronache nere (in genere tragedie o epopee di banditi, eseguiti con canti a tenores, nel campidano con cantus a curba)
  • Poesie religiose (gozos o goccius)
  • Canti di lavoro (trallallera, mutettus frorius, cioè lairellellara, andemironnai, cantu a s’opu)
  • Poesie canzonatorie (ironiche e satiriche, goccius)
  • Poesie pubblicitarie (banditores)
  • Anninnias (canti delle mamme ai bambini)
  • Imbalapipius (filastrocche per bambini)
  • Attittidus (canti di morte)

Un esempio di poesia pubblicitaria, la ricordo pure io.
Ricordo da piccolo, un venditore di vasi e terriccio, girava con l’Ape e con il megafono cantando:

Testus mannus e piticcus, (vasi grandi e e piccoli)
ciottolamini e ciottolinasas, (ciottole e ciottoline)
vaschettas e vaschettinas. (vaschette e vaschettine)
Testus mannus e piticcus pottaus, labai! (vasi grandi e piccoli abbiamo, attenzione!)

I murales in genere descrivono scene identitarie, raccontando fotogrammi di vita quotidiana e di lavoro oppure rappresentano scene politiche, e raccontano ideali e battaglie storiche. Un esempio di questo tipo è quello della lotta (vinta) di Pratobello di Orgosolo (murales in copertina).

Ecco alcuni dei migliori murales della Sardegna:

A volte per imprimere nella memoria un fatto caratterizzante una persona, o gli si cantava un goccius (“dona attenzioni ca ti poninti goccius“, dicevano quando dicevi o facevi stupidaggini) o gli si dava un allomìngiu, cioè un soprannome, che poteva passare ai figli e ai nipoti.

Ma questa è un’altra storia!

 

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