Sardi, poveri ma poeti per istinto (di Grazia Deledda)

“Da noi, in Sardegna, più che il Natale si festeggia la Pasqua, e più che la pasqua la Pentecoste.
Il popolo sardo è, per istinto, un popolo poeta, ma è un popolo molto povero.
Per il contadino e per il pastore sardo il Natale rappresenta il colmo della miseria: anche la Pasqua non è allegra, ma in quel tempo si sa già se la raccolta sarà più o meno abbondante: lo strozzino farà più credito, la raccolta delle olive è finita, i campi offrono già, pietosamente,le loro erbe mangerecce.

A Pentecoste, poi, l’orzo è quasi maturo e le greggie danno il loro maggior prodotto. […] Questa ed altre semplici funzioni pastorali assumono un vero carattere di festa: le famiglie del pastore, e del padrone delle greggie passano assieme la giornata, accomunate da uno stesso sentimento di gioia, e dal piacere sano che dà a tutte le anime primitive il contatto con la sacra natura.”

Tratto da Novelle (p. 297) – volume secondo, di Grazia Deledda, Ilisso, 1996

Nella copertina, Racconti del focolare, dipinto di Antonio Ballero

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