Non chiamatela più “Emergenza migranti”

Prendo spunto da questo articolo apparso nell’Unione Sarda del 16/12/2016
migranti

L’errore sta tutto nella parola: “Emergenza”.

E in quella parola risuona l’assenza della classe politica.
Nel senso di assenza di strategia di medio-lungo termine.

Ormai l'”Emergenza” va avanti da qualche decennio e, secondo me, è venuta l’ora di ragionare in termini di programmazione e strategia.

Per ragionare in termini medio-lungo, la politica deve rispondere a queste domande:

  1. Che tipo di società vogliamo costruire. Vogliamo essere una società multietnica o no?
  2. Se vogliamo essere una società multietnica, dobbiamo accogliere tutti o dobbiamo selezionare solo alcuni? Se dobbiamo selezionare solo alcuni, in base a quali criteri?

E’ ovvio che la prima assistenza e la prima accoglienza deve essere garantita.
E’ altrettanto ovvio che chi resta deve essere in grado di lavorare e di sostenersi nel medio lungo-termine.

Il rischio di ragionare per “Emergenze” è quello di lasciar speculare le mafie di diversi tipi. Quelle si, che affrontano il problema in modo strategico e con una organizzazione perfetta.

Se ipotizziamo che solo per la traversata, ogni migrante paga circa 3.000 euro.
Se a rischiare la traversata sono in 1.000, il calcolo è presto fatto.
Per ogni traversata lo scontrino medio dei battellieri (e di chi li protegge) è di 3.000.000 di euro.
Se penso con quanta facilità le Iene erano riusciti ad intrufolarsi tra i migranti e a rintracciare gli scafisti… si pensa male, e quindi si pecca.
Poi c’è tutta l’accoglienza da gestire.
Un fatturato di tutto rispetto, tutto fatto sulla pelle dei migranti.

La politica è immobile, chiusa tra le posizioni razziste, e quelle “emergenziali”, che risolvono tutto nella prima assistenza, non più sufficiente.

“Sa domo est pitticca su coru est mannu” (la casa è piccola, il cuore grande) dice un vecchio proverbio sardo.

E se garantissimo a tutti un “visto a tempo“, con il quale gli immigrati possono muoversi liberamente nel territorio per cercare lavoro, e una volta trovato (in regola ovviamente), possono restare?

D’altronde sono sempre più gli extracomunitari che svolgono il lavoro di servo-pastore, di agricoltore.

Sarebbe un aiuto alle aziende sarde e una opportunità per gli immigrati.

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