Andiamo a comandare… in Sardegna forse

Prendo spunto da un post su Facebook, ironico e auto-celebrativo, ma parzialmente falso (oltre che sgrammaticato 🙂 ).

Infatti in Sardegna non comandano i sardi.

La chiave di interpretazione è la consapevolezza.

Cioè la mancanza della consapevolezza del momento storico, la mancanza della consapevolezza di essere nazione, la mancanza di comprensione delle intenzioni di “chi viene dal mare”.

Il punto è che se noi sardi veniamo affrontati direttamente e di petto, non ci facciamo comandare facilmente. Se non ci affrontano direttamente cambia tutto.

Pinta la legna e vendila in Sardegna” dice un vecchio proverbio.
Non sappiamo riconoscere la legna pintata, dall’oro vero.
Magari perché chi viene da fuori, viene con il sorriso e in finta amicizia.

Un altro proverbio “Furat chi benidi dae su mare” (ruba chi viene dal mare) evidentemente rimane lettera morta e non viene messo in pratica proprio quando si verifica il furto (di potere o di risorse).
Magari ce ne accorgiamo dopo.

Nella storia sono pochi i momenti in cui siamo stati artefici del nostro destino politico; nella nostra epoca d’oro, quella nuragica, e nel periodo giudicale.

Negli altri periodi invece, ci sono stati momenti in cui:

  1. sono venuti a comandare, abbiamo combattuto e abbiamo perso
  2. sono venuti a comandare, abbiamo combattuto e li abbiamo respinti
  3. sono venuti a comandare, non abbiamo combattuto

Nel primo caso rientrano le lotte contro i cartaginesi, i romani, forse i vandali e gli spagnoli.
In tutti i casi erano popolazioni all’apice della loro potenza.

Nel secondo caso rientrano gli arabi,  e la potenza francese
Gli arabi, dominatori del mediterraneo e conquistatori del sud della Spagna,  furono cacciati a più riprese.
I francesi vennero per “esportare la rivoluzione francese”, guidati al nord dal giovane Napoleone (che subì dai sardi la sua prima sconfitta).
Respinti in entrambi i casi!

Nel terzo caso rientrano i fenici, i bizantini, i pisani, i genovesi, gli austriaci, gli italopiemontesi, poi diventati italiani.

Con queste popolazioni non abbiamo combattuto!

Viene da chiedersi perché in questi casi non abbiamo combattuto, ma ci siamo lasciati dominare senza colpo ferire.

I fenici vennero a commerciare pacificamente e realizzarono città di potere.
Vennero in amicizia (e non abbiamo riconosciuto il cambio di potere).

I bizantini ci liberarono dai vandali.
Presumibilmente li abbiamo accolti come dei salvatori.

Chiamammo i pisani e genovesi come alleati per fermare gli arabi.
Non li abbiamo combattuti se non per beghe interne tra i quattro giudicati.
Comandarono senza che ce ne accorgessimo immediatamente.

Dopo gli spagnoli, fummo semplicemente dati all’Austria e poi al Piemonte.
Accettammo passivamente le decisioni prese da altri, e fummo comandati senza porci domande.

Quasi vittime di noi stessi e della nostra ospitalità estrema e sicuramente della ingenuità, dovuta proprio alla mancanza di consapevolezza di essere nazione, ma non stato (vedi su questo, Cicitto Masala).

Ma soprattutto, come riconoscere i futuri tentativi di dominazione, se ogni volta cambiano forma?

Ph credit: La copertina è stata presa da un post su Facebook.

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