L’altra Primo Maggio, poesia su G.M.Angioy di Sebastiano Satta

No, non è una coincidenza.
Nel senso che Giovanni Maria Angioy non è morto lo stesso giorno del più famoso Napoleone.

Il rivoluzionario sardo muore a Parigi il 22 Febbraio 1808. E’sicuramente tra le principali figure della storia sarda.

Della Sardegna scriveva che:
« […] se ben amministrata sarebbe uno degli stati più ricchi d’Europa, e gli antichi non hanno avuto torto a rappresentarcela come un paese celebre per la sua grandezza, per la sua popolazione e per l’abbondanza della sua produzione. »
(Memoriale, 1799)

Sebastiano Satta, il grande poeta di Nuoro, gli dedica una poesia intitolata appunto Primo Maggio, con l’intento evidente di accostare la grandezza di G.M. Angioy a quella di Napoleone.

Primo Maggio

Sui monti della patria esercitati
da la folgore sacra, su’ sonanti
valloni, su’ nuraghi, ermi, sfidanti
secoli e fati,

Eroico Spirto, ancor forse tu vivi:
non nel core dei figli: da servaggio
novo essi fatti vili, d’un tuo raggio,
Padre, son privi.

Nè più per loro, proni come zebe
sull’altrui solco, provvida la terra
il tesor delle messi aure disserra
da le sue glebe.

Stagion rea volge: già tra l’opre regge
e le subite usanze, ove non vibra
più la prisca virtù di nostra gente,
sfatta è la fibra.

Sfatta è la fibra: eppure di gagliarda
giovinezza le case venerande
fiorirono raggiate da la grande
anima sarda.

Sul monte e sul pampineo colle, al sole
crescean la vigna e il bosco; delle nuore
salìan le ninnenanne tra il rumore
di magli e spole.

Siedeano attorno al focolare quadrato
i vegliardi, splendendo di soave
fierezza l’ardue fronti, come in grave
piccol senato.

E se al candido fare od alle umane
leggi i violenti fean danno o minaccia,
sapean brandire ancor con forti braccia
la scure immane.

Oh! non senza destino, tra quei forti,
Padre, vivesti: chè oggi, per te solo,
noi sentiam o glorioso urgere il volo
degli anni morti.

Quinci, tu, Padre, il libero fremente
core traesti, ed il pensier gagliardo
e la nobil parola come dardo
alta e lucente,

onde gloria ti fu nei fortunosi
giorni insorgere, e co’ pensieri alati
gli ignavi fulminar dei nostri fati
obliviosi.

Oh, se ancor nel sen, Padre ti siede
cura di noi; se ancor, Padre t’è cara
la patria; se la torpida ed amara
ora ti fiede,

guarda i tuguri squallidi ed i campi.
Inerti stanno i curvi aratri, i tralci
non han più i grappi, le lunate falci
non han più lampi;

non han la patria più sogni nè serti
di gloria, mentre i figli, la fucina
sprezzando e il solco, attendon la ruina
crescenti inerti.

Oh! della tua pugnace anima un raggio
folgora, Padre, dentro i nostri cuori:
vampe di sdegno, e santi odii vapori
il pian selvaggio…

E…….. Dalla chiostra
dei grigi monti e dai deserti lidi
arridi, o Patria! all’opra sacra arridi
o Madre nostra!

………………

I vegliardi quel giorno sorridendo
penseranno alla morte, e tra divini
sogni morranno, ai fulgidi destini
benedicendo.

Nuoro, aprile 1896

20161122_133838

Immagine di copertina

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...