Musica in Sardegna e rivoluzione antropologica degli anni ’70

La Sardegna musicale degli anni ’70 è stata attraversata da una ondata di musicisti che,  hanno fatto largo uso della comicità come elemento caratteristico.

Parafrasando i b-movie italiani dello stesso periodo (Pierino, Lando Buzzanca, Montagnani, etc.), tanto amati da Quentin Tarantino, possiamo definire questi musicisti da b-song sardi.

Ma musica comica non significa per forza superficiale.
L’aspetto che voglio mettere in evidenza è il racconto socio-antropologico di un’epoca tradizionale che finiva, per lasciar posto ad un’altra più moderna, ma incerta.

Queste canzoni raccontano la trasformazione dalla società agricola e di sussistenza a società dell’industria indotta e dei servizi, che ha provocato un (effimero) aumento del livello generale del benessere, dell’istruzione, dell’assistenza e dei servizi alla persona.

Da quel periodo sono usciti fuori dei modelli che rompono con la tradizione, ma che guardano alla musica americana, blues e rock and roll prima di tutto.
Le launeddas, le fisarmoniche e ghitarre sarde, sono messe da parte.

Si rompe il legame con la tradizione anche nei balli. Inizia l’epoca del rock e del twist e si accantona definitivamente su ballu tundu.

Si rompe lo schema nella lingua, che utilizza un “italiano porcellino”, cioè misto al sardo, con qualche inglesismo. Qualche volta anche l’inglese di queste canzoni era “porcellino”, che si contorceva in improbabili scioglilingua.

E la vita da vitelloni entra anche nella vita della società sarda, per cui i giovani studiano e imparano nuovi mestieri.
Pochissimi continuano a fare i lavori tradizionali.
Si va al bar per l’aperitivo.

In una canzone dei Banda Beni, “Zio Lillicu” è un agricoltore che si spezza la schiena zappando tutto il giorno, “po si sprazzi unu coccoi” (per dividersi un pezzo di pane), che spera un futuro migliore per i suoi figli.

Infatti: “i miei figli non li voglio vedere qui a marrar (ndr, zappare). Unu dottori, unu scienziau e cudd’attru chi s’abarrada croccau” (uno dottore, uno scienziato e quell’altro che sta a letto tutto il giorno).

I figli non fanno più gli agricoltori e non hanno voglia di spaccarsi la schiena come il padre. E studiano.
Qualcuno invece fa finta di studiare.

In “Whiskie, birra e Johnny Cola” dei Berritas, alcuni amici vogliono stare al bar tutto il giorno (i nuovi vitelloni) ma non possono permettersi appunto consumazioni ad alto costo e allora ripiegano sulla più economica gazzosa.

“Whiskie, birra e Johnny cola, ddus lassanta a chini ddu poidi fai” (li lasciano a chi può permetterseli).

Sulle note di Somebody to love dei Queen, in “Simeone Locci” est torrau, invece, i Banda Beni raccontano di un emigrato che ritorna in Sardegna, dopo anni vissuti all’estero, con “unu pani tostau”.
Cioè con pane duro.
Non è riuscito a mettere nulla da parte, e se un tempo chi emigrava tornava con i soldi, ora non è più così.
Si emigra per la pagnotta, alla ricerca di qualcosa di migliore e di socialmente appagante rispetto al lavoro dei campi o dei pascoli.
Ma alla fine la situazione non cambia più di tanto.

“Gambale Twist”, anche questa dei Berritas, racconta del pastore che toglie i gambali e va a ballare, non più su ballu tundu.
Ma preferisce scatenarsi con un twist acrobatico, che lo fa sentire più moderno.

In “Pidocchi e profumi” dei Los Cardaneros, invece, la mamma di una bimba è attratta dal nuovo consumismo prima sconosciuto, e acquista i nuovi profumi che la proiettano in un mondo più mondano e televisivo.
Trascura però la figlia, che non solo non ha vestiti e profumi, ma la trascura tanto che “porta ziddicca in s’ogu” (ha la cispa negli occhi).

La produzione di questi gruppi musicali in quel periodo, era veramente florida, e accanto a questi gruppi che producevano b-song, ce n’erano altri che, scendendo sempre più giù, arrivavano alla lettera z, in un’ipotetica scala trash.

Io ero veramente piccolo, ma ricordo che per ascoltare il gruppo Mammuthones, ad una festa a Selargius, la piazza era stracolma di persone che cantavano in coro: “boga sa manu ‘e su topi”.
Così succedeva per tutti questi gruppi.
Piazze piene, divertimento assicurato.
In leggerezza.

Ph credit nella foto di copertina i Banda Beni

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